Le associazioni all'Ue: serve svolta sostenibile della politica comune

La coalizione #CambiamoAgricoltura: "Le proposte della Commissione Ue lasciano aperte diverse domande e hanno troppi ambiti di incertezza che potrebbero rendere vana questa riforma della Pac"

Dal sito Wwf

L’Italia porti in Europa richieste e proposte per una Politica agricola comune (Pac) innovativa, più rispettosa dell’ambiente, che valorizzi la produzione biologica, e che riconosca il valore aggiunto delle aree naturali per le aziende agricole. Sono alcune delle richieste avanzate da #CambiamoAgricoltura, la coalizione di associazioni che raggruppa Aiab, Fai, Federbio, Isde Italia Medici per l'Ambiente, Lipu-BirdLife Italia, Legambiente, ProNatura e Wwf Italia.

Si deve difendere il Made in Italy

Le diverse sigle hanno presentato alla Camera dei deputati il programma in vista del negoziato politiche che a Bruxelles vedrà impegnate le istituzioni comunitarie (Consiglio, Parlamento e Commissione Ue) per la Pac da attuare dopo il 2020. A inizio giugno l’esecutivo comunitario ha presentato le proposte su cui si dovrà trovare un accordo inter-istituzionale europeo. Le associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica chiedono all’Italia di difendere il settore nazionale e il ‘made in Italy’. Perché, spiegano, le bozze di testi normativi “presentano numerosi elementi di novità, alcuni dei quali lasciano intravedere la possibilità di modificare, se ben utilizzati, il paradigma dell’agricoltura di oggi”. Allo tempo stesso, però, “le proposte della Commissione Ue lasciano aperte diverse domande e hanno troppi ambiti di incertezza che potrebbero rendere vana questa riforma”.

Si eviti la corsa al ribasso

Si rischia, avvertono le associazioni, di “riportare l’agricoltura pericolosamente nel passato, con una corsa al ribasso degli impegni degli Stati membri dell’Ue per la tutela dell’ambiente e la vitalità dei territori rurali”. In generale #CambiamoAgricoltura chiede che la sussidiarietà contenuta nella proposta di riforma della Pac “non si trasformi, per le sfide ambientali e climatiche, in una ‘fuga’ degli Stati membri dagli impegni assunti a livello internazionale”. Significa che “deve essere garantita una gestione della Pac post-2020 con un forte coordinamento centrale ed un’assunzione di responsabilità attraverso proposte concrete dei singoli Stati all’interno del nuovo strumento del Piano strategico nazionale (Psn)”. Si invita quindi il governo a presentare un Psn che “produca un’ampia autonomia, secondo la nuova impostazione della Pac, indichi con chiarezza obiettivi e priorità coerenti con quanto prevede la Strategia Europea per la Biodiversità, nonché nei Prioritized Action Framework predisposti dalle regioni”.

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