"L'etichetta Ue sul benessere animale non vada agli allevamenti intensivi"

Alcune ong italiane, tra cui Legambiente e Greenpeace, promuovono la proposta di alcuni Paesi europei di introdurre un marchio che attesti il rispetto di determinati standard nel settore zootecnico, ma avvertono sui rischi di 'greenwashing'

Bene la proposta della Germania, sostenuta da alcuni Paesi Ue come l'Italia, per l'introduzione di una etichetta Ue che attesti il rispetto degli standard sul benessere animale. Ma no all'inclusione dei prodotti che provengono dagli allevamenti intensivi. E' quanto dichiarano Ciwf Italia, Enpa, Greenpeace e Legambiente all'indomani del progetto di legge discusso a Bruxelles dai ministri europei dell'Agricoltura, tra cui l'italiana Teresa Bellanova.  

"E' importante che la ministra Bellanova riconosca il valore degli allevamenti che danno accesso all'aperto agli animali, ma lo è anche distinguere fra i diversi metodi di allevamento in stalla per non etichettare con la dicitura 'benessere animale' prodotti che provengono da allevamenti intensivi, che impongono livelli di benessere estremamente carenti oltre ad essere impattanti per l'ambiente'', dicono le ong ambientaliste in una nota. ''Indicare il metodo di allevamento in etichetta - si legge ancora - come ad esempio avviene per le uova, e puntare a criteri ambiziosi per gli allevamenti al coperto, ovvero quelli in capannoni chiusi, è fondamentale per garantire informazioni chiare e libertà di scelta ai consumatori'', ribadiscono le associazioni, che nel 2019 hanno lanciato una campagna che chiede un'etichettatura univoca volontaria secondo il metodo di allevamento, che tuteli gli allevatori più virtuosi e i produttori che fanno davvero la qualità del made in Italy.

La petizione a supporto della campagna è già stata firmata da decine di migliaia di cittadini italiani. Il progetto di certificazione italiano in fase di sviluppo, desta grandi preoccupazioni nelle associazioni, che hanno già sottolineato come i criteri per accedere alla certificazione per gli allevamenti suinicoli siano di pochissimo superiori ai limiti di legge. Verrebbe certificato il 'benessere animale' di allevamenti che forniscono 1,1 mq di spazio per ogni suino che nel nostro Paese può raggiungere e superare i 170 kg di peso, ovvero solo lo 0,1 mq in più rispetto al limite di legge. Al momento, sarebbero certificati 'benessere animale' anche prodotti derivanti da suini nati da scrofe tenute in gabbie così strette da non potere neanche girarsi su stesse.

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"Non è questo che i consumatori si aspettano di acquistare con la garanzia di una certificazione di benessere animale'', spiegano le associazioni. ''Se l'allevamento prevede l'uso delle gabbie, questo deve essere sempre indicato in etichetta e i criteri per l'allevamento al coperto devono essere necessariamente più ambiziosi, altrimenti anche questa etichettatura finirà per essere percepita dai consumatori unicamente per quello che è: greenwashing. Chiediamo perciò al ministro Bellanova di farsi portatrice dell'istanza dei cittadini e tutelare il vero made in Italy: in etichetta sia indicato il metodo di allevamento e i criteri di certificazione si distinguano nettamente dal mero rispetto della legge", concludono.

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