"I fast food come il tabacco", gli esperti fanno muro contro le lobby del 'cibo spazzatura'

Uno studio pubblicato su The Lancet accusa: cambiamento climatico aggravato dalla produzione alimentare, dai rifiuti e dai trasporti. E chiede di escludere i rappresentanti del settore dal dibattito su obesità e malnutrizione

Non è mai stato idilliaco il rapporto tra gli esperti di alimentazione e le catene di fast food. Ma lo studio pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet mette in luce uno scontro ancora più duro che in passato, evidenziato dalla volontà, espressa da decine di autori, di escludere i rappresentanti del cosiddetto “big food” da ogni tavolo d’azione per combattere obesità e denutrizione, considerate ormai le due facce della stessa medaglia. Gli esperti addebitano all’industria del “cibo spazzatura” parte delle responsabilità per un altro grave problema globale, ovvero il cambiamento climatico “aggravato dalla produzione alimentare, dai rifiuti e dai trasporti”. 

La commissione di esperti chiede ai leader politici e alla società civile di intervenire per contrastare gli interessi commerciali e le pressioni esercitate dall'industria alimentare. Gli studiosi ritengono necessario un trattato delle Nazioni Unite sulla falsariga della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, per incoraggiare i Paesi a promuovere politiche alimentari sostenibili per il pianeta e salutari per le persone. Come già fatto con l'industria del tabacco, tale provvedimento proibirebbe alle lobby di bevande gassate e fast food di influire nelle scelte.

Gli esperti chiedono anche di tagliare sovvenzioni statali per l'agricoltura e le tipologie di trasporto che incentivano una cattiva alimentazione e uno stile di vita sedentario. Negli Stati Uniti, ad esempio, i sussidi per i combustibili fossili mantengono artificialmente bassi i prezzi della benzina, incoraggiando l'uso dell’automobile rispetto ai mezzi pubblici e alla bici. 

Lo studio cita anche alcune vittorie sul fronte della tassazione per le bevande gassate e zuccherate, come quella ottenuta in Messico con la battaglia della Ong El poder del consumidor. Boyd Swinburn, professore all'Università di Auckland, ha spiegato che denutrizione e obesità “sono entrambe causate dagli stessi sistemi alimentari malsani e iniqui, sostenuti dalla stessa economia politica che è focalizzata sulla crescita economica e ignora gli effetti negativi su salute ed equità”. “Il cambiamento climatico”, conclude il professore, “condivide quella stessa storia di profitti e potere, che ignorano il danno ambientale causato dall’attuale sistema alimentare, dai trasporti, dalla progettazione urbana e dall'uso del suolo”.

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