Xylella, un fungo potrebbe aiutare a sconfiggere il killer degli ulivi

Una ricerca ha mostrato che riesce a ridurre la proliferazione dell'insetto che è il suo principale vettore

Una speranza per porre fine a l'epidemia della Xylella che sta decimando gli ulivi nel Salento potrebbe arrivare da un fungo. Secondo i primi risultati di una serie di indagini scientifiche condotte dai ricercatori dell'istituto di Biotecnologie del Cnr una particolare specie di fungo conosciuta come Beauveria bassiana sarebbe capace di ridurre la proliferazione del batterio killer riducendo la popolazione dell'insetto che è il suo principale vettore.

Lo studio, coordinato da Claudio Cantini, è stato condotto negli oliveti del Cnr presso l'azienda agricola sperimentale Santa Paolina a Follonica (Grosseto), in un oliveto privato con impianto intensivo a Marina di Grosseto e presso l'azienda agricola La Traversagna, a Vecchiano, in provincia di Pisa. I dati preliminari, spiega Cantini, “ottenuti attraverso i campionamenti hanno mostrato una forte variabilità nella presenza delle forme giovanili anche tra le piantagioni situate a poca distanza l'una dall'altra. Abbiamo testato alcuni prodotti ammessi in agricoltura biologica, quali il fungo Beauveria bassiana, il sapone potassico, lo zolfo e il piretro, per ridurre la popolazione di larve nell'oliveto di Follonica. Il prodotto a base di Beauveria bassiana è stato quello con efficacia maggiore, causando una diminuzione del 54% del numero di spumine totali trattate, dell'82% del numero delle larve totali contate e del 67% del numero medio di larve per spumina".

Secondo Cantini il fungo agisce "penetrando la cuticola degli insetti e sviluppando poi i componenti del corpo vegetativo all'interno del corpo dell'insetto, dove produce tossine". "Ha bisogno dell'umidità per germogliare - prosegue il ricercatore - quindi il microhabitat della schiuma prodotta dalle larve si è probabilmente dimostrato un buon substrato per la sua proliferazione". "I nostri risultati - sottolinea Cantini - consentono di supporre che questo fungo potrebbe essere uno strumento utile per controllare la densità della popolazione di Philaenus spumarius, il principale vettore del batterio negli oliveti. Inoltre, i dati in nostro possesso sono una buona base per poter imbastire un esperimento su larga scala in campo per il prossimo anno".

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