Costi sociali miliardari e una città come Pavia intossicata al giorno, è l'agricoltura insostenibile

I dati shock nel rapporto Cambia la terra 2018. Spostare incentivi per la produzione biologica e far pagare chi inquina la chiave per il futuro, fatto di 700 milioni di nuovi migranti pronti a partire

Introdurre anche nei campi il principio per cui ‘chi inquina paga’. A chiederlo Cambia la terra 2018, il progetto di informazione e sensibilizzazione sulla sostenibilità promosso da FederBio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf. Nel rapporto “Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il pianeta)”, Cambia la terra denuncia la promozione di un’agricoltura nociva per ambiente a salute, attraverso politiche tutte da rivedere. “Oggi oltre il 97% degli incentivi pubblici europei viene destinato nel nostro Paese a sostenere forme di agricoltura che diffondono nell’ambiente sostanze chimiche dannose all’ecosistema e alla salute umana”. Di conseguenza, “meno del 3% delle risorse pubbliche va a sostenere il ruolo di difesa ambientale e sanitaria svolto a molti livelli dagli agricoltori bio che pagano costi economici più alti per produrre in maniera pulita”.

La Pac premia l’agricoltura tradizionale

Nel documento dell’ombrello di sigle ecologiste c’è dunque una bocciatura del sistema Italia, accusato di usare in modo inappropriato fondi dell’Unione europea, che in tema di sostenibilità ha politiche e obiettivi ambiziosi. Ma c’è anche un’implicita critica all’Ue stessa, responsabile di non aver chiesto cambi di rotta al Paese. Stando ai dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera dei deputati, continua il rapporto di Cambia la terra, in Italia la Politica agricola europea (Pac) per il periodo 2013-2020 ha destinato 963 milioni di euro all’agricoltura biologica, contro i 41,5 miliardi destinati a quella convenzionale. Numeri che mettono in luce un sistema fortemente sbilanciato di produzione agricola.

Di troppo non-bio si muore

In dieci anni, tra il 2006 e il 2016, la spesa per pesticidi è aumentata del 50%. Solo in Italia nel 2016 sono stati venduti 125 milioni di chili di prodotti fitosanitari, per un valore di circa un miliardi di euro (950.812.000 euro). Per i fertilizzanti si è speso un trilione e mezzo (1.572.341.000 euro). Nel 2006 la somma impiegata per l’acquisto di pesticidi ammontava a 693.577.000 euro, quella per i fertilizzanti a circa un miliardo di euro. Ma più delle cifre del business a fare impressione sono i costi del ‘made in’ - incluso quello italiano - prodotto a colpi di fertilizzanti. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) complessivamente nel mondo si registrano oltre 26 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi all’anno e 258.000 decessi. In pratica ogni giorno 71.232 persone – il corrispettivo degli abitanti di una città come Pavia – restano intossicate in maniera acuta dai pesticidi, e sempre ogni giorno 706 persone muoiono.

L’agricoltura tradizionale grava sui bilanci nazionali

Cambia la terra 2018 fa anche un esercizio contabile, e calcola il costo dell’insostenibilità in agricoltura. Nei soli Stati Uniti il settore primario impone un esborso complessivo di circa 10 miliardi di dollari tra costi agricoli (1,1 miliardi per perdite di raccolto e 1,5 miliardi per resistenza ai pesticidi) ambientali (2,2 miliardi per perdita avifauna, 2 miliardi per contaminazione della falde acquifere), e sanitari (1,1 miliardi per salute pubblica) derivanti dall’uso di pesticidi. Nel territorio dell’Ue, invece, i costi per la collettività si traducono in una spesa annua di circa 163 miliardi di euro. Non proprio un affare per i sistemi nazionali.

Si produce meno, l’Italia perde le eccellenze e i migranti aumentano

Ancora, l’agricoltura tradizionale fatta di pesticidi e uso intensivo di suolo erode la fertilità del terreno. Nel suo rapporto annuale Cambia la terra 2018 cita studi dove si fa una valutazione del solo costo legato alla perdita di produttività agricola dovuta all’erosione del suolo. Stime, e dunque cifre prudenziali, parlando per l’Europa di un costo complessivo pari a 1,25 miliardi di euro, con l’Italia a pagare il prezzo più alto: l’erosione interessa un terzo della superficie agricola del Paese e genera una perdita annuale di produttività pari a 619 milioni di euro. Ma c’è di più: la perdita di terreno fertile causerà una corsa alle risorse, e “a quel punto – avverte il testo – è probabile che il degrado del suolo sia accompagnato da problemi strettamente correlati ai cambiamenti climatici, costringendo a emigrare circa 700 milioni di persone”. Basterà chiudere porti e frontiere?

Il bio è la risposta. Ma l’Italia fa orecchie da mercante

L’agricoltura biologica, non facendo uso massiccio di pesticidi e sostanze chimiche, ha meno impatti. Ma l’Italia guarda dall’altra parte. Nel suo rapporto annuale Cambia la terra 2018 denuncia le lacune del sistema nazionale. “La la legge impone limiti per i residui di pesticidi nell’ambiente e nei prodotti agricoli ma, di fatto, non vengono effettuati controlli e valutazioni sulla distribuzione di fitofarmaci e fertilizzanti da parte degli agricoltori nei campi e quindi nell’ambiente”. Invece nei confronti delle circa 65mila aziende bio operanti nello stivali vengono compiute ogni anno, mediamente, 1,3 verifiche. Ma Cambia la terra denuncia anche gli oneri imposti ai produttori ‘chemical-free’. “I biologici pagano di più per dimostrare di non essere inquinati, per proteggersi dall’inquinamento che deriva dalla pratica dell’agricoltura convenzionale”. Il tutto con il rischio di non poter vendere il prodotto come biologico perché l’uso di pesticidi da parte di aziende non necessariamente immediatamente confinanti lascia spazio alla contaminazione accidentale delle produzioni biologiche.

Cambiare le politiche

FederBio, Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf propongono alla politica la grande scelta del futuro: abbandonare la maggioranza insostenibile e sostenere la minoranza virtuosa. “Passare dall’agricoltura convenzionale a sistemi agroecologici sostenibili è un percorso complesso ma assolutamente necessario e urgente”. Si può fare, se si vuole. I metodi ci sono, come spostare gli incentivi da una parte all’altra. “Nella maggior parte dei Paesi, si trovano esempi di esenzioni fiscali e una vasta gamma di sussidi che favoriscono ancora l’agricoltura convenzionale”. E poi si può tassare chi contamina, nel rispetto del principio per cui chi inquina paga.

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Notizie di oggi

  • Filiera

    Greenpeace: gli allevamenti intensivi un pericolo per i fiumi europei

  • Giovani

    Copagri: in agricoltura senza redditività non c'è dignità

  • Filiera

    Confagricoltura: la peste suina mette a rischio il comparto

  • Innovazione

    Come migliorare la catena alimentare? Con i microbi

I più letti della settimana

  • Piante "aliene" a rischio: l'Ue blocca l'import di 39 impianti

  • L'Ue mette un limite alla quantità di grassi trans negli alimenti

  • "Concimi più rispettosi dell'ambiente". Da Stati Ue ok a nuove norme

  • Etichette e indicazioni geografiche, l'Ue protegge i "suoi" superalcolici

  • Commissione: “Fondi europei riducono la povertà nelle zone rurali”

  • Manovra: “Abbattute del 40% le accise birra per le imprese artigianali”

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento