Il lockdown ha portato a un'invasione di polli selvatici in un villaggio neozelandese

Centinaia di uccelli, che con difficoltà erano stati catturati e allontanati negli scorsi anni, hanno approfittato della quarantena per riappropriarsi delle strade da cui erano stati cacciati

Il lockdown della Nuova Zelanda è stato uno dei più (se non il più) efficaci del mondo. Covid-free dall'8 giugno l'isola è riuscita a fermare il contagio a 1.154 casi confermati e soli 22 morti. Ma la strettissima e tempestiva quarantena richiesta dalla premier Jacinda Ardern ha avuto una conseguenza inaspettata: il ritorno nel villaggio di Titirangi dei galli selvatici la cui sgradita presenza era stata eliminata con tanta difficoltà proprio prima della chiusura.

Due fazioni

Come racconta il Guardian il problema è iniziato nel 2008 dopo che un residente aveva abbandonato due polli domestici nel villaggio e questi erano diventati selvatici. Gli animali si sono da alllora riprodotti in grande numero fino ad arrivare a 25o nel 2019. Ed è allora che sono iniziati i problemi, con i cittadini che si sono divisi in due fazioni, quelli che li ritenevano pittoreschi e caratteristici per il villaggio, e quelli che li odiavano affermando che “sembravano usciti da un film di Stephen King”.

I problemi

Il problema, al di là delle impressioni emotive, era che i galli disturbavano il sonno di molti residenti, cominciando a cantare all'alba, come da tradizione. Erano poi soliti mangiare nell'immondizia e fare danni ai sacchetti, facendo uscire così il cibo putrido e portando a un'altra invasione, ancora più sgradita, quella dei ratti. INoltre beccavano le radici di una specia in pericolo di alberi kauri, uccidendo le preziose piante. "Nel villaggio si sono riaccese le vecchie divisioni", ha spiegato Greg Presland, presidente del consiglio della comunità della zona di Waitākere Ranges, in cui si trova la cittadina, e che all'epoca era stato incaricato di affrontare il problema.

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Gli abitanti non vogliono ucciderli

Al momento i polli sono solo alcune decine, ma si teme che possano riprodursi di nuovo velocemente. All'epoca gli uccelli furono catturati con grandi reti piazzate in diverse parti della città, perché gli abitanti comunque non volevano ucciderli, e poi portati e liberati nel bosco lontano. Ma alcuni erano riusciti a scappare e, prima che ci si potesse liberare degli ultimi esemplari, il governo ha impoto la quarantena. Da allora devono essersi riprodotti molto o comunque tanti altri devono aver provato nostalgia per il villaggio in cui trovavano il cibo tanto facilmente e devono essere riusciti a ritrovare la strada di casa

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