Clima, Coldiretti: marzo pazzo con 1,8 gradi in più rispetto alla media

Le precipitazioni invece sono state inferiori di un terzo nel primo trimestre dell'anno rispetto alla media storica del periodo

Il mese di marzo, appena concluso, ha fatto segnare una temperatura superiore di 1,8 gradi la media, mentre le precipitazioni sono state inferiori di 1/3 nel primo trimestre dell'anno rispetto alla media storica del periodo. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Isac Cnr, che collocano il mese di marzo nella top ten dei più caldi dal 1800 ad oggi.

Le conseguenze evidenti vanno dall'arrivo anticipato delle primizie sulle tavole alle fioriture sugli alberi, a cui si aggiunge l'effetto siccità. Un andamento che conferma i cambiamenti climatici in atto anche in Italia dove la classifica degli anni più caldi da oltre due secoli comprende nell'ordine: il 2018, il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994. ''L'aumento medio delle temperature è accompagnato dall'eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata la norma'', sottolinea la Coldiretti.

Si rincorrono siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole. A preoccupare Coldiretti quest'anno, soprattutto al nord, è la siccità che ha lasciato a secco fiumi, laghi, invasi, terreni e senza neve le montagne, nel momento in cui l'acqua è essenziale per l'irrigazione delle coltivazioni. Non sono previste peraltro precipitazioni significative, che possano cambiare la situazione. ''L'agricoltura è l'attività economica che, più di tutte le altre, vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli'', sottolinea l'associazione. Una nuova sfida che deve comprendere la gestione delle acque e la sicurezza del territorio.

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