Natale, l’albero tradizionale il più ecologico

A dirlo l’Ispra,  l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che boccia senza ‘se’ e senza ‘ma’ gli abeti artificiali

La bellezza del tradizionale albero di Natale non sta nell’altezza, né nelle decorazioni. Sta nella sua natura, nel vero senso dell’espressione. Il migliore abete natalizio è quello vero, naturale, meglio ancora se proveniente da vivaio. Il motivo? La sostenibilità. A dirlo l’Ispra,  l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che boccia senza ‘se’ e senza ‘ma’ gli alberi artificiali. “Il problema – evidenzia l’Istituto – è che gli alberi artificiali sono generalmente fatti in plastica come Pvc, difficile se non impossibile da riciclare perché richiede attrezzature speciali, o poli-etilene o altri derivati del petrolio”. Non solo: sul mercato “se ne trovano anche in fibra, addirittura di alluminio”. 

La differenza tra un abete vero e uno falso sta nell’impronta di carbonio, denuncia l’Ispra. “In termini di emissioni di gas-serra un albero artificiale di due metri ha un'impronta di carbonio equivalente a circa 40 kg di emissioni di gas serra, più del doppio di un albero reale”. Secondo uno studio di Carbon Trust, circa il 66% di queste emissioni è legato all'uso della materia prima petrolio, il 25% alle fasi di fabbricazione dell'albero, il restante 9% al trasporto. Invece, gli alberi veri, durante il periodo di crescita in vivaio, assorbono anidride carbonica dall'atmosfera, contribuendo a mitigare l'effetto serra.

In sostanza tra sostanze chimiche e inquinamento, l’albero ‘finto’ non fa bene ad ambiente e salute. Per rispettare la prima come la seconda “la scelta perfetta”, per l’Ispra, è andare a prendere l'albero in un vivaio locale, a chilometro zero, bio, “e magari che abbia il marchio di certificazione ambientale”. Per essere poi veramente sostenibili al 100%, a fine festività non bisogna gettar via l’albero ma prendersene cura, per riusarlo anche il prossimo Natale.

La differenza tra una albero vero e uno artificiale è stata spiegata. Resta ora da capire perché, a parità di abeti naturali, convengano quelli in vivaio. L’Ispra spiega anche questo, e la risposta è sempre all’insegna dell’eco-sostenibilità. Acquistando in serra si abbatte l’impronta ecologica. Danimarca, Germania, Finlandia, Ungheria sono i principali Paesi produttori di alberi di Natale in Europa. Ciò significa che essi percorrono migliaia di chilometri prima di arrivare nelle case delle famiglie di altri Paesi, con tutto ciò che significa da un punto di vista di emissioni di gas a effetto serra per il solo trasporto.
 

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (2)

  • io ho lo stesso piccolo albero di natale sintetico... ha 40 anni e non li sente affatto... trovo improbabile che non sia stata una scelta ecologica.. gli addobbi sono sempre durati una media di 8 anni, prima di disintegrarsi in mille pezzi. ma di che stiamo parlando..

  • O lasciarli piantati nella terra come Natura vuole, e smetterla con queste inutili tradizioni consumistiche dell'albero e i regali. Questa sarrbbe vera ECOLOGIA, tutto il resto sono solo cazzate per far dire/fare qualcosa a qualcuno. L'essere umano è egocentrico ed egoista, speriamo in una rapida estinzione.

Notizie di oggi

  • Le Storie

    In Italia 2 bambini su 5 sono sovrappeso. La risposta Ue: frutta, verdura e latte nelle scuole

  • Ambiente&Clima

    "Con un software ridurremo del 7% i consumi d'acqua nei campi"

  • Filiera

    I prodotti tipici del made in Italy? Per il 92% sono custoditi dai piccoli Comuni"

  • Filiera

    Un italiano su due comprerebbe solo cibo bio

I più letti della settimana

  • "A Londra è corsa alle scorte di cibo italiano. Per paura della Brexit"

  • Le compagnie vogliono il bando del consumo di alcool del duty free sui voli

  • Agli animali 2,5 tonnellate di antibiotici ogni 10 minuti. Allarme per l'uomo

  • Stop al trucco dell'Ucraina per aumentare le esportazioni di pollo verso l'Ue

  • Insetti nel piatto? I maschi, giovani e di buona cultura i più propensi a mangiarli

  • Clima, Coldiretti: 14 miliardi di danni all'agricoltura nell'ultimo decennio

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento