Pesca, M5s contro la Commissione Ue: "No a quote per acciughe e sardine nell'Adriatico"

L'eurodeputata 5 stelle Rosa D'Amato scrive ai colleghi in vista del voto del Parlamento europeo sul regolamento per i piccoli pelagici: "Tutelare piccoli operatori del settore"

“L'introduzione di un sistema di quote per la pesca dei piccoli pelagici nel mare Adriatico si basa su valutazioni incerte da un punto di vista scientifico. E rischia di condurre l'intero settore al collasso, dopo oltre vent’anni di crisi. Per questo lancio un appello agli eurodeputati, soprattutto italiani, affinché al Parlamento Ue respingano la proposta della Commissione europea”. Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 stelle Rosa D'Amato, che ha inviato una lettera ai colleghi in vista del voto che si terrà domani alla Plenaria di Strasburgo sul Regolamento per la gestione dello stock di piccoli pelagici nel mar Adriatico.

“Il pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea – continua D'Amato - contiene troppi divieti e pochi veri elementi di salvaguardia della risorsa, il cui unico effetto sarà quello di indebolire una filiera che negli ultimi cinque anni ha già perso il 50-60% del suo valore. In Adriatico, dove si produce tra il 70% e l’80% delle sardine e delle acciughe italiane, operano oltre 160 imbarcazioni e mille operatori. La risorsa va tutelata, ma lo stesso vale per i piccoli pescatori che lavorano nel settore”.

D'Amato contesta le valutazioni alla base della proposta delle quote: “Il meccanismo utilizzato, in parole povere, si basa sull'assunto che maggiore è la frequenza di sbarchi di pesci piccoli, maggiore può essere il rischio di riduzione dello stock. Ma paradossalmente lo stesso dato può indicare annate di forte crescita di acciughe e sardine, con ottime prospettive per gli anni seguenti, in particolare quando la specie si riproduce dal primo anno di età. Non possiamo mettere a rischio un settore cosi' importante per il nostro Paese sulla base di valutazioni scientifiche non certe”.

Semmai, scrive D'Amato nella lettera ai colleghi parlamentari, “prima dell’adozione di un piano di gestione sarebbe opportuno condurre una valutazione d’impatto sia sulla reale disponibilità delle risorse ittiche che sugli aspetti socio-economici che toccano da vicino le micro, piccole e medie imprese coinvolte nei processi di trasformazione. Relativamente all’industria di trasformazione, quasi tutte le aziende e le compagnie del settore in Italia sono micro e piccole e medie imprese, che, pertanto, risentirebbero enormemente di eventuali limitazioni delle catture”.

Nella proposta della Commissione, conclude D'Amato, “non esiste una valutazione dettagliata degli impatti socioeconomici. E non vi è nulla in termini di sostegno finanziario e/o misure di conversione per imprese e lavoratori. Per tutte queste ragioni, già in commissione parlamentare Pech abbiamo detto no alle misure dell'Esecutivo, varando un testo che meglio si adatta alla reale necessità del settore. La Plenaria di Strasburgo, domani, faccia lo stesso”. 

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