"Ogni settimana mangiamo la plastica di una carta di credito", lo studio shock del Wwf

In media si ingeriscono cinque grammi ogni sette giorni, 21 al mese. “Problema mondiale che è urgente risolvere”

Foto Ansa, Giorgio onorati

L’ingrediente che non manca nella dieta di nessuno? La plastica. Ebbene sì. Certo non è un alimento, eppure viene ingerito quotidianamente in piccolissime dosi. Che poi diventano cinque grammi a settimana, per l’esattezza. Che detto così sembra veramente poca cosa, ma se si pensa che 5 grammi è il peso di una carta di credito allora vuol dire che la situazione è tutto fuorché ‘normale’. A lanciare l’allarme il rapporto ‘Niente plastica in natura: valutare l'ingestione di plastica dalla natura alle persone’ realizzato da Dalberg sulla base di uno studio commissionato dal Wwf e dall’università di Newcastle, in Australia.

21 grammi al mese

I risultati sono preoccupanti: in media ogni settimana ognuno di noi mangia non meno di duemila micropezzettini di plastica. Un totale di 21 grammi al mese, o cinque carte di credito, per oltre due etti e mezzo in un anno. L’uomo si sta letteralmente avvelenando con la plastica, materiale utilizzato per fare praticamente tutto. L’Unione solo in questa legislatura, al termine ilprimo luglio, ha saputo mettere al bando i prodotti usa e getta in plastica responsabili dell’inquinamento di terra e mare, e responsabile della lenta intossicazione dell’organismo animale e umano. “Questi risultati devono servire come sveglia per i governi”, sostiene il direttore di Wwf International, Marco Lambertini, nel commentare i dati. “Non solo le materie plastiche inquinano i nostri oceani e corsi d'acqua e uccidono la vita marina”, ma adesso è provato che la plastica “è in tutti noi e non possiamo sfuggire al consumo di materie plastiche”.

Urgente affrontare la crisi

Si rende quindi “urgente” una politica globale atta ad “affrontare questa crisi”. Il mondo della ricerca sta studiando i potenziali effetti negativi della plastica sulla salute umana, continua Lambertini. In attesa degli esiti di questo tipo di indagine, però, “ci risulta chiaro che questo è un problema mondiale, che può essere risolto solo affrontando la causa principale dell'inquinamento plastico”, vale a dire fermarne produzione e consumi, e procedere all’instaurazione di nuovi modelli di sviluppo e di vita.

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