Spreco alimentare, 15 miliardi di euro finiscono ogni anno nella spazzatura

E' quanto emerge da uno studio del progetto Reduce, condotto dal ministero Ambiente e dall'Università di Bologna. A testa, perdiamo in media 200 euro ogni anno

Una spesa da 700,7 grammi dal valore di 3,7 euro a settimana. Che moltiplicata per l'intera popolazione italiana equivale a circa 12 miliardi di euro di cibo che ogni anno finisce nella spazzatura senza venire consumato. A tanto ammonta lo spreco alimentare in Italia secondo quanto emerso dai dati del progetto Reduce condotto dal ministero dell'Ambiente e dall'Università di Bologna. 

Un ammontare che riguarda solo lo spreco domestico, a cui va aggiunto quello della filiera agroalimentare par a poco più di 3 miliardi, per un valore complessivo di 15 miliardi. Per quanto riguarda la distribuzione, pur adottando da tempo comportamenti virtuosi e pratiche di recupero del cibo a ridosso di scadenza, la stima nazionale è di 220mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 2,89 kg/pro capite, ovvero 18,7 kg di cibo sprecati ogni anno per metro quadro di superficie di vendita, soprattutto frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini. 

E nelle scuole? L'indagine Reduce sulla refezione scolastica ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto. 

La "hit" dello spreco

Se il progetto Reduce fa una stima dei costi dello spreco alimentare, un'altro studio, quello dell'Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market /Swg, analizza la percezione degli italiani in materia: secondo un sondaggio, 7 intervistati su 10 (68%, con percezione in aumento: erano 6 su 10 solo 6 mesi fa) dichiarano di sprecare prima di tutto cibo. Le cause? E' scaduto nel 63% dei casi o ammuffito nel 51%, se n'è acquistato troppo nel 58% dei casi o cucinato in eccesso nel 43%. A seguire: sprechiamo acqua (52%, in netto aumento rispetto a 6 mesi fa, quando lo spreco idrico riguardava il 37% degli intervistati); mobilità (25%, anche qui in netto aumento dall'8%), energia elettrica (24%), soldi (16%), tempo (14%) e gas (7%).

È utile individuare buone pratiche di prevenzione dello spreco alimentare, e non solo, da replicare e veicolare? Secondo gli italiani è essenziale e si guarda innanzitutto alle scuole (60% degli intervistati). "Un italiano su tre, il 33% - spiega il presidente Swg Maurizio Pessato - dichiara di non avere le idee chiare sulle fonti di buone pratiche per prevenire gli sprechi. Si profila piuttosto lunga la strada per entrare efficacemente in comunicazione con i cittadini sul tema. Ma intanto è chiaro che ben 6 italiani su 10 danno il proprio mandato alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l'attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari".

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