Cannabis light, le imprese non ci stanno: “Non chiudiamo, basta caccia alle streghe”

Federcanapa sostiene che la pronuncia della Cassazione non colpisce le varietà industriali né i prodotti con principio attivo THC inferiore allo 0,5%. Salvini: “Mi dispiace per i posti di lavoro, ma la droga fa male”

Foto Ansa Riccardo Antimiani

Coltivazioni decuplicate in cinque anni, per un giro d’affari di almeno 40 milioni di euro e con margini di crescita ancora alti. Eppure, quello della canapa industriale e della cannabis light è da oggi un mercato a rischio. La decisione della Corte di Cassazione sui negozi di cannabis si abbatte infatti come un macigno su migliaia di imprese attive nel settore. Ma l’incertezza è destinata a durare fino a quando non verranno depositate le motivazioni della sentenza, sui cui effetti si è già scatenato uno scontro di interpretazioni. Ma andiamo con ordine. 

La sentenza

La Cassazione stabilisce che dovranno sparire dagli scaffali dei negozi tutti i derivati di “cannabis sativa e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa”. La decisione dei giudici è stata interpretata come un ordine di chiusura totale di tutte le attività commerciali legate alla foglia a sette punte.  L’accostamento delle varietà di canapa alle sostanze illecite è stata avvalorata anche dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha commentato: “Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano”. Il vicepremier ha aggiunto: “Non sono sorpreso dalla sentenza, mi dispiace per i posti di lavoro, che spero possano essere riconvertiti”. Una posizione letta da tanti come una messa al bando totale dei cannabis shop e della filiera della canapa. 

Federcanapa: "Non chiuderemo"

“Malgrado le dichiarazioni di moltissime testate giornalistiche - ha replicato Federcanapa - la sentenza delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione non determina, a nostro parere, la chiusura generalizzata dei negozi che offrono prodotti a base di canapa”. L’associazione di settore, che riunisce imprese di produttori e commercianti, sottolinea che per i giudici “la commercializzazione al pubblico di questi prodotti è reato ‘salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante’”. 

La soglia di Thc

Federcanapa ricorda che “da anni, la soglia di efficacia drogante del principio attivo THC è stata fissata nello 0,5% come da consolidata letteratura scientifica e dalla tossicologia forense”. Le imprese sostengono quindi che non possa considerarsi reato “vendere prodotti derivati delle coltivazioni di canapa industriale con livelli di Thc sotto quei limiti”.  Le imprese si augurano infine che “le forze dell’ordine si attengano a questa netta distinzione tra canapa industriale e droga nella loro azione di controllo e che non si generi un clima da “caccia alle streghe” con irreparabili pregiudizi, patrimoniali e non, per le numerose aziende del settore”. Un appello che rischia di cadere nel vuoto fino a quando non verranno pubblicate le motivazioni della sentenza.

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