Coronavirus, la Russia blocca le esportazioni di cereali

Il Paese leader mondiale del settore dice stop alla vendita all’estero, mettendo a rischio la catena di approvvigionamento. Le rassicurazioni di Confagricoltura: “Aumenteremo la produzione in Italia”

Nessun settore è ormai al riparo dalle chiusure ai mercati dovute al Covid-19. L’ultimo ‘export ban’ in ordine di tempo arriva dalla Russia, che ha deciso di bloccare le vendite all'estero di grano, mais, orzo e segale. Una notizia che ha messo in allarme anche le imprese italiane, che attingono alla materia prima del mercato estero per sostenere i ritmi di produzione. Il provvedimento di Mosca durerà fino al primo luglio e potrebbe privare le aziende degli altri Paesi di un’importante quota di importazioni cerealicole.

Il motivo dello stop

“È una decisione che avrà uno scontato e significativo impatto sull’evoluzione dei mercati”, sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. “La Federazione Russa è il primo esportatore di cereali a livello mondiale” ricorda il rappresentante delle imprese.Nella campagna di commercializzazione 2018-2019, la Russia ha infatti esportato 35 milioni di tonnellate di grano, per un controvalore di 20 miliardi di dollari. Complessivamente le vendite all’estero di cereali sono ammontate a oltre 43 milioni di tonnellate. “All’inizio di aprile - ricorda Confagricoltura - le autorità di Mosca avevano deciso di limitare le esportazioni di cereali a 7 milioni di tonnellate fino a giugno. Il quantitativo è stato esaurito in anticipo. Da qui la decisione di bloccare tutte le vendite all’estero”.

Le rassicurazioni sul made in Italy

Nessuna conseguenza è da mettere in preventivo per la stabilità del mercato europeo” rassicura però Giansanti. Lo scorso anno le esportazioni di grano della Ue sono ammontate a 1,7 miliardi di euro, quasi il 50% in più sui valori del 2018. “La Commissione europea ha di recente stimato in 294 milioni di tonnellate la produzione di cereali nell’Unione, con un aumento di circa 5% rispetto alla media delle precedenti cinque annate - rileva il presidente di Confagricoltura - Per quanto riguarda l’Italia, stiamo lavorando intensamente per aumentare la nostra produzione cerealicola, grazie agli accordi di filiera e alle innovazioni tecnologiche”.

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L'autonomia alimentare Ue

“In questo quadro – conclude Giansanti - risalta la solidità del sistema agroalimentare europeo che sta assicurando la sicurezza alimentare. Una solidità che va assolutamente salvaguardata e valorizzata in termini di creazione di valore, tenendo conto che, oltre alla garanzia dei rifornimenti per i consumatori della Ue, le esportazioni di settore sono ammontate lo scorso anno a 151 miliardi di euro, con un saldo attivo dell’interscambio con i Paesi terzi di 32 miliardi”.

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