Gli agricoltori italiani a Mosca: "Togliere embargo, persi 1,2 miliardi"

Coldiretti chiede che Russia e Unione europea tornino a dialogare. A oggi, lo stop all'import di prodotti made in Italy riguarda frutta, verdura, formaggi, carne, salumi e pesce

Le esportazioni agroalimentari made in Italy in Russia hanno perso circa 1,2 miliardi oltre negli ultimi cinque anni e mezzo a causa dell’embargo alle spedizioni che ha colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. E’ quanto denuncia Coldiretti, che chiede a Mosca di  porre fine all'embargo deciso dal presidente Vladimir Putin come ritorsione alla decisione dell’Unione europea di applicare sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina.

"Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta soprattutto alla luce delle tensioni legate alla Brexit, ai dazi americani e agli effetti negativi su economia ed occupazione provocati dall’emergenza coronavirus”.

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Ci sono tutte le condizioni politiche ed economiche, sottolinea la Coldiretti, "per rivedere l’embargo. L’agroalimentare italiano è l’unico settore colpito che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni dei prodotti presenti nella lista nera, dal Parmigiano reggiano al Grana padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura".  Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge, continua la Coldiretti, "la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il made in Italy". 

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