Biossido di titano negli alimenti, ong contro studio Usa: "Finanziato da lobby, Ue faccia come Francia"

Una serie di organizzazioni europee chiedono alla Commissione di estendere il divieto francese a questo additivo, considerato da alcune ricerche cancerogeno, al resto dell'Unione

Un nuovo caso glifosato potrebbe coinvolgere l'Efsa, l'agenzia Ue per la sicurezza alimentare. L'oggetto del contendere stavolta riguarda l'E171, il biossido di titanio, additivo molto usato nell'industria agroalimentare, ma anche nei cosmetici. Secondo alcuni studi indipendenti, questo additivo potrebbe avere effetti cancerogeni sull'uomo e per questo, la Francia ha deciso di vietarne l'utilizzo a partire dal 2020. L'Ue, invece, attende l'Efsa, che ha già dato un primo parere secondo cui le ricerche a disposizione non sono sufficienti a chiarire i dubbi sulla pericolosità dell'E171. Un secondo parere è atteso nelle prossime settimane e, secondo quanto denunciano alcune organizzazioni, dovrebbe basarsi su una ricerca Usa. Finanziata, è questa la denuncia, dalle stesse lobby che producono il biossido di titanio. Un po' come accaduto, per l'appunto, nel caso del glifosato. 

Cos'è l'E171

Il biossido di titanio è una sostanza di origine minerale che si presenta di colore chiaro e opaco. Viene indicato con la sigla E171 quando usato negli alimenti, in particolare viene usato come colorante per la produzione di caramelle, salse, prodotti a base di pesce e formaggio. Nei prodotti cosmetici, invece, è molto in voga nei prodotti per l'igiene, anche dei bambini, nei dentifrici e nelle creme solari. 

Alcuni studi hanno riscontrato che il biossido di titanio potrebbe comportare possibili rischi per la salute, come il cancro. L'Anses, l'agenzia francese per la sicurezza alimentare, ha approfondito la questione, concludendo che i dati finora a disposizione non consentono di stabilire né se l'additivo sia nocivo, né il contrario. E per questo, nel nome del principio di precauzione, ha invitato a vietarne l'uso. Cosa che il governo di Parigi ha attuato.

Alle stesse conclusioni è giunta l'Efsa, ma con la differenza che, partendo dagli stessi pressupposti, l'agenzia Ue non ha ritenuto che sia ancora il caso di bloccare il commercio di questa sostanza. Un nuovo parere è atteso nelle prossime settimane. L'Efsa, per pronunciarsi, attende "i risultati di uno studio specifico sull'E171", spiegano una serie di ong del settore, tra cui Heal e FoodWatch. 

I dubbi sullo studio Usa

Un primo estratto di questo studio, condotto sui ratti da ricercatori americani, è stato recentemente pubblicato sulla rivista Food & Chemical Toxicology e conclude che non ci siano effetti avversi nell'assunzione di E171. Ma il problema che sollevano queste ong è la presunta mancanza di affidabilità della ricerca: "Notiamo che questo studio ha ricevuto il sostegno finanziario di tre gruppi industriali: la Grocery Manufacturers Association (GMA), la Titanium Dioxide Manufacturers Association (TDMA) e l'International Association of Color Manufacturers (IACM), che hanno tutti importanti interessi commerciali" legati a questa sostanza. 

Inoltre, ci sarebbero alcuni passaggi dello studio che, a detta delle ong, andrebbero approfonditi dalla comunità scientifica: "Perché, per esempio, i campioni di colon sono stati oscurati, impedendo il corretto esame di tutti i campioni? - si chiedono in una nota - Lo studio menziona un fenomeno 'sfortunato', ma non fornisce una spiegazione solida".

Per le ong, a prescindere da questo studio, occorre agire sull'esempio della Francia: "L'E171 non soddisfa nessuna delle tre condizioni necessarie per autorizzare gli additivi alimentari (sicurezza, esigenze tecnologiche e benefici per i consumatori), e l'esperienza francese dimostra che i produttori possono rimuovere facilmente" tale additivo dai loro prodotti. 

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