Pastori sardi, perché quella di Centinaio rischia di essere una "promessa da marinaio"

Il ministro dell’Agricoltura garantisce: “Sanzioni per violazione della direttiva Ue sulle pratiche sleali”. Ma la legge ancora non esiste. E le norme in vigore da 6 anni in Italia sono, a giudizio unanime, inutile per i piccoli produttori

La protesta dei pastori a Sant'Antioco (Cagliari) dove sono stati versati in strada centinaia di litri di latte

Non accennano a fermarsi le proteste dei pastori sardi sul prezzo del latte ovino, calato così tanto nell’ultimo anno da non poter nemmeno coprire i costi di produzione. Il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, nel corso di un incontro coi produttori ha fatto una serie di promesse per placare la rabbia dei pastori, che minacciano da giorni di bloccare i seggi delle elezioni regionali, che si svolgeranno in Sardegna a fine febbraio. Il ministro ha chiesto ai pastori, che da giorni riversano sulle strade dell’isola il latte prodotto, di fermare le azioni di protesta. E l’ha promettendo sanzioni a carico dei produttori di pecorino che sarebbero giustificate alla luce di una direttiva europea. Ma di cosa parla? 

La legge che non c'è...

“Vogliamo capire se c’è stata la violazione per quanto riguarda la direttiva sulle pratiche sleali”, ha dichiarato il ministro leghista. “Fatto X il prezzo del latte”, ha detto Centinaio ai pastori, “se vi è stato pagato sottocosto vuol dire che c’è stata violazione delle pratiche sleali”.  “Quindi vuol dire che chi ha pagato meno deve pagare la multa. Punto”,  ha concluso Centinaio. Nel video pubblicato dal sito di notizie CagliariPad si notano i pastori, soddisfatti, che annuiscono con fiducia alle parole di Centinaio. Ma le sanzioni promesse rischiano di non arrivare mai per una serie di ragioni. 

Innanzitutto, bisogna capire di che legge parla Centinaio. Se il ministro si riferisce alla direttiva europea sulle pratiche sleali, come pare di capire ascoltando le sue parole, ebbene la brutta notizia per i pastori sardi è che questa direttiva ancora non esiste. La nuova normativa comunitaria, infatti, deve ancora venire approvata in via definitiva dal Parlamento europeo e dal Consiglio degli Stati membri. Solo allora potrà entrare in vigore. 

La direttiva "monca"

Ma anche se questa direttiva fosse già in vigore, i comportamenti irregolari sarebbero diversi da quelli riferiti dal ministro davanti ai pastori. Le fattispecie sanzionate sono state chiarite nel corso di una conferenza stampa nella quale lo stesso Centinaio ha presentato il testo della direttiva, assieme a Paolo De Castro del Partito democratico, relatore del testo al Parlamento europeo.

Come si può leggere dalla presentazione dei 13 articoli sui quali si baserà la direttiva, i comportamenti della grande distribuzione sanzionati dall’Europa non riguarderanno la vendita di prodotti sottocosto. Il Parlamento europeo ha cercato di introdurre tale pratica nel testo, ma la Commissione prima e il Consiglio Ue poi, ossia l'istituzione di cui fa parte lo stesso Centinaio, hanno stoppato le speranze degli eurodeputati per una ragione molto semplice: non esistono ancora strumenti adeguati per definire in modo preciso i costi di produzione, dunque non è possibile accertarne la violazione. 

Le pratiche sleali sanzionate dalla direttiva saranno invece “i ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili (oltre i 30 giorni), le modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura, la cancellazione degli ordini di prodotti deperibili con breve preavviso, il pagamento per il deterioramento dei prodotti già venduti e consegnati all’acquirente”.

A queste fattispecie, già previste dalla Commissione europea, si sono poi aggiunte le pratiche ritenute sleali dal Parlamento di Bruxelles, ovvero “i ritardi nei pagamenti per i prodotti non deperibili (oltre i 60 giorni), l’imposizione di pagamenti per servizi non correlati alla vendita del prodotto agricolo e alimentare, il rifiuto di concedere un contratto scritto se richiesto dal fornitore, l’abuso di informazioni confidenziali del fornitore da parte dell’acquirente, le ritorsioni commerciali o anche solo la minaccia di ritorsioni, il pagamento da parte del fornitore per la gestione dei reclami dei clienti”. Insomma, una serie di soprusi che la grande distribuzione al momento può impunemente applicare ai fornitori e che in futuro verranno sanzionati. Ma tra il pagamento di cifre irrisorie per i prodotti agropastorali non rientrano nell’elenco. 

Come previsto dalla direttiva, tutti i Paesi membri, compresa l’Italia, potranno aggiungere altre pratiche sleali da sanzionare. Sarà allora che la compagine di governo potrà includere il pagamento sottocosto come comportamento passibile di multa. 

La legge che c'è, ma non funziona

Nell'attesa, pero', c'è chi come la Coldiretti annuncia battaglia al fianco dei pastori sardi facendo leva su una legge già in vigore in Italia, quella introdotta nel 2012 dall'allora governo Monti. “Ci rifaremo all’articolo 62 della legge 1 del 2012 in cui sono previste sanzioni oltre i 3 milioni – ha spiegato il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – Il comma 2 vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, compreso qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”. 

La citazione della Coldiretti è corretta. E forse è a questa legge, che deriva da una serie di norme Ue, che il ministro Centinaio fa riferimento. Peccato che, a detta degli operatori del settore, questa legge si sia rivelata inutile nel proteggere i piccoli produttori. L'applicazione delle norme, infatti, è stata attribuita all’Agenzia garante della concorrenza dei mercati. Tuttavia, scrive Laura Saggio su Terra è vita, "la stessa agenzia, nel definire le proprie competenze nell’applicazione, le ha limitate ai soli scambi tra operatori con un significativo squilibrio di forza commerciale, introducendo un elemento di forte incertezza e difficoltà per individuare in modo oggettivo e non contestabile tale squilibrio". Nel caso dei pastori sardi, per esempio, si potrà obiettare che il loro latte puo' essere vendiuto anche ad altri operatori, non per forza quelli del pecorino romano.

Che questa sia l'eventualità più probabile, lo dimostra il fatto che "mentre in Spagna, Francia, Regno Unito (per citare alcuni dei Paesi con legislazioni avanzate in questo senso) si registrano ogni anno decine di denunce e conseguenti indagini, decisioni e sanzioni, in Italia in 6 anni e mezzo si è riscontrato un solo caso di denuncia", aggiunge Saggio. "La nostra legge – concorda De Castro - ha funzionato poco o niente nell’individuazione delle pratiche sleali. L’auspicio è che la normativa europea possa aiutare a colmare questo gap italiano. Dobbiamo costituire un’Autorità nazionale di garanzia che abbia efficacia pari a quella spagnola o francese". 

Insomma, il futuro potrà essere più roseo per chi, come i pastori sardi, si ritrova a subire il peso dei livelli più alti della filiera agroalimentare. La direttiva europea potrà dare loro una mano. A patto che l'Italia rispetti le promesse fatte dal ministro Centinaio. E non solo da lui. 

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