Agroalimentare, Ue si conferma primo esportatore globale

Gli Stati Uniti sono il primo mercato di riferimento per cibi e bevande Made in Europe, seguono Cina e Svizzera. Il settore dell’agrifood dà lavoro a 44 milioni di europei

Gli Stati Ue si confermano primi esportatori globali di prodotti agroalimentari, con un volume d’affari totale che raggiunto i 138 miliardi di euro nel 2018. Lo sottolinea la Commissione europea in un rapporto annuale sul mercato del settore agrifood, nel quale lavorano 44 milioni di europei, di cui la metà sono impiegati nel comparto agricolo. I prodotti agroalimentari rappresentano una quota del 7% del valore delle merci totali esportate dall’Ue nel 2018, al quarto posto dopo macchinari, altri manufatti e prodotti chimici. 

Il mercato del cibo

Nonostante il rallentamento dell'economia mondiale registrato nella seconda parte dell'anno e l'apprezzamento dell'euro, l'Ue conferma il primato nelle esportazioni e diventa il secondo importatore mondiale, superata solo dagli Stati Uniti. Rispetto ad un 2017 da record, l'export Ue si è mantenuto stabile, mentre le importazioni sono calate di un miliardo. 

Il partner commerciale più prezioso per l'agroalimentare Made in Europe sono gli Stati Uniti, che nel 2018 hanno comprato beni per un valore di oltre 22 miliardi di euro. Seguono la Cina (circa 11 miliardi), la Svizzera (oltre 8 miliardi) e il Giappone (oltre 6 miliardi). 

Le parole del commissario

Phil Hogan, commissario uscente per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, commenta soddisfatto: “La Politica agricola comune  sempre più orientata al mercato ha contribuito in modo decisivo al successo dell'Ue nel commercio agricolo”. “La reputazione dell'Ue - prosegue Hogan - per avere prodotti sicuri, sostenibili, nutrienti e di qualità è una formula vincente nel mercato globale”.

La competitività dell'agroalimentare europeo tiene sui mercati mondiali e la domanda globale è in aumento. Ma il documento sottolinea anche le incertezze dovute alle sempre più numerose minacce e al crescente ricorso ai dazi da parte di partner commerciali di primo piano e le conseguenze della Brexit.

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