I produttori agricoli pronti alle 'barricate' contro i tagli ai fondi comunitari 

Il presidente di Copagri: “Non possiamo essere noi a pagare i costi della Brexit”

Agricoltori Copagri in protesta - foto d'archivio Ansa

Con l'elezione del nuovo Parlamento europeo e la nuova Commissione che sarà nominata tra settembre e ottobre, presto la riforma della politica agricola comune tornerà un dossier caldo a Bruxelles, dopo che in questa legislatura non si è riuscito a trovare un accordo. E con la Brexit che si ritarda da mesi ma ormai sembra più vicina, le riduzioni ai contributi del bilancio comunitario causate dall'uscita del Regno Unito si rischiano tagli all'agricoltura. Una eventualità che per i produttori agricoli va contrastata ad ogni costo.

Il presidente della Copagri Franco Verrascina, alla luce dei risultati delle urne e in vista della riunione informale dei capi di Stato e di governo, durante la quale inizierà il confronto che porterà alla scelta dei nuovi vertici delle istituzioni comunitarie, afferma di concordare con il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio sulla "necessità di 'fare barricate' per difendere la distintività delle nostre produzioni e contro i tagli all'agricoltura, scongiurando la perdita di fondi di importanza prioritaria in funzione della salvaguardia del reddito dei produttori agricoli e del ricambio generazionale".

"A nostro avviso, infatti, vanno rivisti gli automatismi e i troppi vincoli finanziari che hanno fin qui regolato i rapporti di forza all'interno dell'Unione Europea, partendo dal fondamentale presupposto secondo cui ci sono molti Paesi che ricevono più fondi comunitari di quanti ne versino e tenendo sempre bene a mente che l'Italia è un contributore netto dell'Ue, in quanto versa 2,35 miliardi di euro più di quanti ne riceva, ed è inoltre, alle spalle di Germania e Francia, tra quelli che contribuiscono maggiormente al bilancio agricolo comunitario", ricorda Verrascina.

"Non possono essere solo i produttori agricoli, il cui lavoro è di fondamentale importanza per l'economia nazionale e comunitaria, a pagare il conto della Brexit; fare agricoltura come ci chiede la società ha un costo, che non può ricadere unicamente e totalmente sulle spalle delle aziende agricole", conclude il presidente della Copagri.

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