Lo studio: i celiaci devono evitare anche i grani antichi

La coordinatrice del team di ricerca del Crea: “Argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso la disinformazione regna sovrana”

Niente da fare, i celiaci non possono toccare nessun prodotto derivanti da grano, neppure quello antico, che alcuni pensano sia invece escluso dall'intolleranza. Lo rivela uno studio del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), realizzato in collaborazione con le università di Modena e Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”.

I risultati dello studio non piaceranno a quanti non possono assumere grano, segale, farro, orzo e avena. È emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Ragion per cui devono essere esclusi dalla dieta dei celiaci. Un accorgimento reso necessario dal fatto che non c’è alcuna differenza sostanziale per quanto riguarda il contenuto di amido resistente dopo la cottura della pasta. Donatella Ficco, coordinatore del team Crea, sottolinea l’importanza del lavoro svolto.

“L’indagine rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana, a danno del portafoglio e della salute”.

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