Perché la Cina vieta mele e pere italiane, ma noi mangiamo quelle cinesi

Manca poco alla firma dell'accordo sulla "Nuova Via della Seta" tra Cina e Italia. E mentre infiamma il dibattito politico, Coldiretti denuncia i blocchi commerciali di Pechino

A pochi giorni dall'arrivo in Italia del presidente cinese Xi Jinping, la polemica politica sulla "Nuova Via della Seta" si infiamma, mettendo uno contro l'altro i due alleati di governo, Lega e Movimento 5 stelle. Qual è l'oggetto del contendere? La firma, prevista per sabato 23 marzo, di un memorandum d'intesa fra Roma e Pechino che farebbe diventare l'Italia il primo Paese del G7 a sostenere la "Nuova Via della Seta", l'iniziativa strategica della Repubblica popolare (qui tutti i dettagli). Il presidente cinese Xi Jinping sarà in Italia, Principato di Monaco e Francia dal 21 al 26 marzo prossimi.

Oggi, intanto, Coldiretti denuncia le barriere commerciali ancora presenti in Cina per le produzioni nazionali. Mele, pere e uva da tavola made in Italy sono vietate in Cina: il Paese non ne permette l'ingresso. Se infatti è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine italiane e nel 2018 le frontiere si sono aperte in Cina per l'erba medica, al momento per quanto riguarda la frutta fresca, l'Italia - sottolinea la Coldiretti - può esportare in Cina solo kiwi e gli agrumi, che peraltro sono stati sbloccati solo recentemente.

Cina-Italia, il paradosso dei prodotti bloccati 

La Cina - precisa la Coldiretti - frappone ostacoli per motivi fitosanitari e chiede assicurazioni sulla assenza di patogeni della frutta (insetti o malattie) non presenti sul proprio territorio con estenuanti negoziati e dossier che durano anni e che affrontano un prodotto alla volta. L'aspetto paradossale di questa vicenda è che mentre i prodotti italiani sono bloccati, non solo la Cina può esportare nella Penisola pere e mele, ma in Italia si è anche verificata una vera invasione di pericolosi insetti alieni dannosi alle coltivazioni di provenienza, più o meno diretta, dalla Cina. Dal moscerino killer dagli occhi rossi (Drosophila suzukii) che attacca ciliegie, mirtilli e uva al cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus) che ha decimato i boschi nazionali fino alla cimice asiatica (Halyomorpha halys) che, distruggendo i raccolti nei frutteti e negli orti, è arrivata anche nelle case in città, per la mancanza di nemici naturali.

Secondo lo studio Coldiretti su dati Istat, le importazioni agroalimentari dalla Cina hanno superato del 35% il valore delle esportazioni made in Italy del settore nel 2018, a conferma della necessità di un riequilibrio dei rapporti commerciali. Le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy in Cina hanno raggiunto nel 2018 il valore di 439 milioni di euro, un valore che è più che triplicato negli ultimi dieci anni (+254%), con la progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali, ma che - sottolinea la Coldiretti - resta ancora molto inferiore alle importazioni che nel settore sono state pari a 594 milioni e riguardano dalle conserve di pomodoro ai prodotti biologici.

La Cina - conclude la Coldiretti - è peraltro al secondo posto a livello mondiale tra i Paesi che hanno fatto scattare maggiori allarmi alimentari nell'Unione europea nel corso del 2018. Ed è per questo importante garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti dei lavoratori dei prodotti che varcano la frontiera.
 

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