Corte dei Conti Ue: controlli “deboli” e “incompleti” sull'import bio dai Paesi terzi

Allarme dell'organismo comunitario che chiede maggiore attenzione. Coldiretti: “Intensificare le ispezioni per garantire i consumatori sulla qualità dei prodotti”

L'importazione di prodotti bio dai Paesi terzi è in aumento e l'Unione europea deve fare attenzione. È la raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che nel 2018 hanno raggiunto il quantitativo record di 3,4 miliardi di chili, 415 milioni dei quali arrivano dalla Cina che è il principale fornitore.  

Come denuncia la Coldiretti la nuova relazione, pur rilevando miglioramenti sul fronte dei controlli, segnala l’insufficienza delle verifiche sui prodotti bio che sbarcano nella Unione Europea da più di 100 diversi Paesi terzi. La Corte dei Conti Ue, precisa la Coldiretti, parla di “debolezze nei controlli svolti dagli Stati membri sulle partite in entrate”, e sottolinea anche “che in alcuni Stati membri controlli espletati” “risultano incompleti”.  Da qui la raccomandazione alla Commissione Ue di migliorare la vigilanza sull’import anche attraverso una maggiore cooperazione con gli organismi di accreditamento e con le autorità competenti. La Corte dei Conti Ue - continua la Coldiretti - invita anche a garantire la tracciabilità dei prodotti perché denuncia che per molti di questi “non è stato possibile risalire al produttore agricolo”.

Per stabilire se un prodotto è veramente bio, secondo l’organismo Ue, non ci sono test scientifici, quindi è fondamentale l’azione di controllo per garantire i consumatori che – riferisce la Coldiretti - tra l’altro pagano per il marchio bio prezzi più elevati rispetto ai cibi convenzionali.   Si tratta di un pronunciamento importante per l’Italia dove nel 2018 si è registrato un aumento del 10% negli acquisti di alimenti biologici che peraltro finiscono nel carrello del 64% degli cittadini del Belpaese, tra i quali un 22% li acquista regolarmente e un 42% qualche volta secondo l’indagine Coldiretti/Ixe. Ma l’Italia è anche leader europeo nel numero di imprese che coltivano biologico con quasi 65mila aziende (64.210) su 1.795.650 ettari di terreno che, sostiene la Coldiretti, subiscono la concorrenza sleale delle importazioni extracomunitarie.  

Con l’aumento dell’interesse per il biologico infatti è cresciuto anche il rischio frodi con le notizie di reato che sono quintuplicate rispetto all’anno precedente secondo un’analisi Coldiretti su dati Icqrf, con 88 notizie di reato nel 2018 rispetto alle 19 nel 2017, in molti casi inerenti a falsi prodotti biologici importati dall’estero.   “È necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da paesi terzi anche con un maggiore coinvolgimento delle autorità doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualità delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’immissione di prodotti biologici sia subordinata non solo a verifiche documentali, ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici”.

Occorre, continua la Coldiretti, risolvere il problema del conflitto di interessi tra operatori controllati e organismi di certificazione anche rispetto a quote di partecipazione di minoranza. In questo contesto è importante il fatto che grazie alla Coldiretti sia caduto il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero con lo storico pronunciamento del Consiglio di Stato del 6 marzo 2019 sull’accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall’estero, detenuti dal Ministero della Salute e fino ad ora preclusi per ragioni pretestuose.

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