Ue: "Per la Xylella non c'è cura". E gli ulivi infetti sono 21 milioni

L'Autorità europea per la sicurezza alimentare: "Non esiste ancora un trattamento in grado di eliminare il batterio". E la Coldiretti lancia l'allarme: "Contagio avanza inesorabilmente verso nord a una velocità di più 2 chilometri al mese"

Una protesta dei coltivatori pugliesi

Una malattia che non ha ancora una cura. E 21 milioni di piante infette. L'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha reso noto due pareri scientifici sulla Xylella, il batterio che ha colpito gli ulivi in diverse parti dell'Ue, principalmente in Puglia. Pareri che chiudono alla porta a quanti, in Italia, hanno palesato la possibilità di fermare il contagio con misure alternative a quelle richieste dall'Unione europea.

Senza cura

"Non esiste ancora una cura in grado di eliminare il batterio vegetale Xylella fastidiosa", scrive l'Efsa. Le opinioni scientifiche raccolte confermano che alcuni trattamenti sperimentati in questi anni possono ridurre i sintomi, ma non eliminano il batterio. L'unico modo per fermarlo sono le misure di controllo Ue. Tra cui, i tanti contestati abbattimenti. 

All'Efsa fa eco la Coldiretti, che denuncia una vera e propria "strage di ulivi", che sta "lasciando un panorama spettrale con perdite di tempo, annunci, promesse e inutili rimpalli di responsabilità". Secondo l'organizzazione italiana, il batterio "è avanzato inesorabilmente verso nord a una velocità di più 2 chilometri al mese" e il contagio ha colpito 21 milioni di ulivi. I dati recenti dell'Ismea, inoltre, hanno messo in luce il danno per il settore olivicolo pugliese, la cui produzione di olio d'oliva extravergine nel 2018 è più che dimezzata rispetto all'anno precedente.

Le accuse di Coldiretti

"Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – sottolinea Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari, con effetti disastrosi sull’ambiente, sull’ambiente, l’economia e sull’occupazione". Il conto dei danni causati dalla Xylella in Italia è salito secondo la Coldiretti a 1,2 miliardi di euro, "per colpa di errori, incertezze e scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio mentre si assiste a giorni alterni a malcelati tentativi di mettere sullo stesso piano i fatti raccontati dai ricercatori, con complotti utili a bloccare le attività di contenimento e le farneticazioni su miracolose guarigioni mai dimostrate da parte di personaggi in continua ricerca di autore che vivono di bugie e falsità".

"Servono 500 milioni per l'emergenza Xylella"

La Coldiretti se la prende anche con l'Ue: "Le sue frontiere colabrodo - dichiara l'organizzazione - hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – aggiunge Coldiretti – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati".

Come uscire dal guado?

"Si deve intervenire – sostiene la Coldiretti - per fermare il dilagare della malattia mentre nelle aree infettate occorre trovare adeguati sistemi di convivenza, come innesti e sovrainnesti con varietà resistenti. Dopo l'approvazione del Decreto emergenze (che ha stanziato 300 milioni per l'emergenza in Puglia, ndr), serve ora un deciso cambio di passo per sostenere gli agricoltori colpiti dell’area infetta che vogliono soltanto avere la libertà di espiantare, reimpiantare e non morire di Xylella e burocrazia".

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Commenti (2)

  • la cura esiste e come! Oltretutto si tratta di prodotti biologici non nocivi ne per la pianta ne per il prodotto finito(olive ed olio),non penso che ci sia stata la seria volontà di testare tutti gli antibatterici.

  • E' un aspetto del problema degli arrivi incontrollati di "esseri viventi" in Italia, indifesa per politiche buoniste e "per l'accoglienza a priori". Occorrono controlli seri sulle specie, vegetali o animali, importate in Italia, che possono danneggiare le nostre flora e fauna. Ma si sa bene che le nostre frontiere sono un colabrodo, l'Italia è "nave senza nocchiero in gran tempesta", pardon, con troppi nocchieri che navigano "senza bussola".

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