"Raccolti a rischio, manca manodopera straniera": le imprese agricole lanciano l'allarme

La Cia, che riunisce diverse aziende del settore, chiede un intervento per consentire l'arrivo di migranti stagionali

Il governo non ha ancora emanato il Decreto Flussi, che ogni anno consente a migliaia di lavoratori stranieri di venire impiegati nell'economia italiana per lavori stagionali, soprattutto in agricoltura. Ed è proprio da questo comparto che arriva l'allarme: stavolta sono sono gli esponenti di Cia-Agricoltori Italiani, organizzazione che riunisce diverse imprese del settore, a segnalare le difficoltà delle aziende a reperire lavoratori da impiegare nelle aree rurali.

"La raccolta stagionale è in bilico - dice Cristiano Fini della giunta nazionale di Cia-Agricoltori Italiani e presidente Cia Emilia-Romagna - Ancora prima che inizi la stagione estiva è già allarme nelle campagne italiane per carenza di manodopera straniera. E' necessario un atto di responsabilità da parte delle istituzioni per andare incontro alle esigenze delle imprese agricole la cui sostenibilità economica è già ampiamente destabilizzata da prezzi bassi di derrate alimentari e materie prime".

Per Cia-Agricoltori sono rarissimi i casi di cittadini italiani impiegati come braccianti nei campi e nelle aree rurali il progressivo invecchiamento della popolazione e netta diminuzione di giovani, e questo mette le imprese agricole nelle condizioni di ricercare sempre più manodopera straniera. "Il fabbisogno delle aziende agricole è limitato a poche giornate e determinati periodi dell'anno - aggiunge - Vanno, quindi, messe in campo politiche per una maggiore flessibilità del lavoro e sottoscritti accordi con agenzie interinali fortemente radicate sul territorio, in grado di avviare percorsi virtuosi anche nelle aree rurali", conclude.

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