"Sfruttati fino alla morte: in Italia 1500 braccianti hanno perso la vita negli ultimi 6 anni"

Lo denuncia un gruppo di medici in un articolo sul British Medical Journal. La stragrande maggioranza delle vittime sono migranti

Le operazioni di sgombero della baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, 6 marzo 2019. ANSA/ MARCO COSTANTINO

Circa settanta baraccopoli sparse per le campagne del Belpaese e abitate da quasi 100mila persone. Dove chi lavora viene pagato 12 euro al giorno. E dove si muore: oltre 1.500 i braccianti, spesso migranti, che hanno perso la vita in Italia negli ultimi 6 anni a causa del loro lavoro. E quanto ha denunciato un gruppo di medici italiani sul British Medical Journal. Un numero preoccupante, emerso grazie al lavoro dell’Osservatorio indipendente di Bologna 

Dalle pagine della prestigiosa rivista scientifica, il gruppo, di cui fa parte l'ong Medici con l'Africa Cuamm, lancia un appello affinché si fermi lo sfruttamento dei migranti che lavorano nell'agricoltura italiana. Le vittime del caporalato “vivono in baraccopoli senza acqua, senza servizi igienici senza accesso ai servizi sanitari di base”. 

“Per risolvere il problema – spiega al Fatto Quotidiano uno dei medici firmatari dell'appello, Francesco Di Gennaro – occorre andare alla radice della questione che è lo sfruttamento del lavoro. Se queste persone fossero pagate per quanto previsto dal contratto nazionale del bracciante agricolo i ghetti non esisterebbero".

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