Pesca nel Mediterraneo occidentale, primo via libera dell'Ue al piano pluriennale

Parlamento e Consiglio hanno trovato l'intesa sul pacchetto di regole per le attività in bacini come il Tirreno e relativi agli stock delle specie demersali come triglie e gamberi rossi. Esulta il M5s

I rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio Ue hanno trovato un accordo di massima su un futuro piano pluriennale di gestione della pesca nel Mediterraneo occidentale che dovrebbe sostituire i programmi nazionali di Italia, Francia e Spagna, considerati insufficienti.

Il ministro dell'Agricoltura rumeno Petre Daea, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell'Ue, ha definito "storico" questo "primo piano di gestione della pesca nel bacino". L'accordo che deve essere convalidato dall'Europarlamento e dai ministri degli Stati membri, dovrebbe entrare in vigore alla fine dell'anno. Riguarda gli stock di pesci demersali, ovvero quelli che vivono e si alimentano nei fondali marini ( come triglia, gambero rosa, aragosta, gambero rosso).

Nell'ambito della Politica comune della pesca dell'Ue, il piano prevede d'imporre uno "sforzo per quantificare" gli stock nella zona che si estende lungo il mare di Alboran Nord, il golfo del Leone e il mar Tirreno e copre l'arcipelago delle Baleari, la Corsica e la Sardegna. Il Consiglio deciderà ogni anno il numero massimo di giorni di pesca per ciascuna categoria di flotte per Stato membro. Sarà anche decretata la chiusura annuale di tre mesi per i pescherecci che operano fino a 100 metri di profondità.

Per Rosa D'Amato, eurodeputata del M5s, "si tratta di un accordo importante, in cui sono stati inseriti i punti chiave da noi promossi, in particolare per quel che riguarda le misure di sostegno ai piccoli pescatori, da anni i più colpiti da divieti ed eccessi normativi dell'Ue". 

“Innanzitutto – spiega D'Amato – abbiamo ottenuto lo stop a qualsiasi ipotesi di quote. Inoltre, il divieto per la pesca a strascico sarà limitato a 6 miglia dalla costa e alle aree con profondità entro i 100 metri, e potrà essere attuato al massimo per tre mesi, anche non consecutivi. A tal proposito, siamo riusciti a introdurre la possibilità per l'Italia di rivedere questi limiti qualora i pareri scientifici dovessero rilevare un miglioramento dello stato delle risorse ittiche”.

Altro punto centrale, prosegue l'eurodeputata 5 stelle, “è il rinvio del raggiungimento del rendimento massimo sostenibile a 5 anni dall'entrata in vigore del piano pluriennale, ossia entro il 2025. Un rinvio a cui s'aggiunge la previsione di tenere in considerazione le conseguenze socioeconomiche e, di conseguenza, le contromisure necessarie per tutelare il reddito dei pescatori”.

Sotto questo profilo, “va letto anche l'ok all'allargamento dei finanziamenti comunitari anche in caso di arresto permanente, in deroga a quanto previsto dall'attuale Feamp”. Infine, conclude D'Amato, “abbiamo chiesto e ottenuto che il Consiglio Ue possa porre dei limiti alla pesca ricreativa qualora si dovesse accertare che questa attività abbia un impatto significativo sugli stock”. 

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