I pescatori siciliani contro l’accordo Italia-Libia. E se la prendono con l’Ue

La filiera del gambero rosso è in ginocchio per colpa del “guerra” con la Marina di Tripoli. L’inchiesta del Guardian fa luce sui sequestri dei pescherecci di Mazara del Vallo

Il memorandum Italia-Libia del 2017, l’accordo in base al quale la Marina militare di Tripoli riceve finanziamenti da Roma per controllare le coste nordafricane, finisce sotto accusa da parte del comparto della pesca siciliana di Mazara del Vallo. La cooperazione tra i due Paesi sul contrasto al traffico di migranti da una sponda all’altra del Mediterraneo avrebbe infatti innescato una guerra nascosta per il controllo delle risorse ittiche della zona, a partire dal pregiato gambero rosso di Mazara. L’ultimo caso risale al 6 settembre, quando un peschereccio siciliano è stato bersagliato dai colpi di un mitragliatore della Guardia costiera libica. Solo due mesi prima, un'altra nave che pescava gamberi rossi era stata sequestrata dalle autorità di Tripoli, che hanno reso l’imbarcazione solo dopo l'intervento delle autorità italiane.

L'inchiesta

Gli episodi sono raccolti in un’inchiesta del giornalista Lorenzo Tondo pubblicata dal giornale britannico The Guardian. “Secondo i dati del Distretto della Pesca siciliano - si legge nell’inchiesta - negli ultimi 25 anni sono state sequestrate più di 50 barche, due sono state confiscate, circa 30 pescatori sono stati arrestati e dozzine di persone sono rimaste ferite”.

Conflitti in alto mare

Dalle testimonianze dei pescatori si apprende che la Guardia costiera libica usa gli armamenti di bordo, finanziati anche coi soldi dei contribuenti italiani, per prendere di mira le imbarcazioni ritenute troppo vicine alle coste libiche, nonostante queste si trovino in acque internazionali. E oltre alla sicurezza dei lavoratori, a rischio c'è anche un comparto prezioso per l’economia italiana. 

I danni economici

“La guerra del gambero rosso - prosegue il Guardian - è costata all'industria ittica italiana quasi 50 milioni di euro negli ultimi 25 anni e Mazara del Vallo ha perso oltre 4mila posti di lavoro negli ultimi 10”. Tra le rivelazioni dell’articolo c’è anche una sorta di ‘riscatto’ di 50mila euro richiesto dalle autorità libiche a quelle italiane per il rilascio delle navi sequestrate.

"Colpa dell'Ue"

Una situazione che, conclude la testata britannica, ha contribuito a “far crescere un sentimento anti-Ue tra i pescatori, con Roma e Bruxelles visti come ‘traditori’ per via dell'accordo con la Libia, che l'Italia ha annunciato di voler rinnovare”.

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