Pratiche sleali in agricoltura, ok dell’Ue al testo che non piace alla grande distribuzione

Pagamenti in ritardo e ritorsioni commerciali finiscono nella lista nera. Catene di supermercati contro l’approvazione del testo, a beneficio anche delle imprese fino a 350 milioni di fatturato

L’attivismo lobbistico delle catene di supermercati non è riuscito a bloccare l’approvazione negli ultimi giorni utili di attività istituzionale prima della pausa natalizia. La nuova Direttiva sulle pratiche sleali andrà a colpire pagamenti in ritardo di merce deperibile, ordini annullati all’ultimo momento, spese promozionali a carico del produttore e tanti altri soprusi spesso sopportati in silenzio dall’anello più debole della catena commerciale alimentare, cioè dagli agricoltori che producono cibo. Condizioni commerciali “prendere o lasciare” imposte spesso senza un contratto scritto, consegnandosi nelle mani delle catene di supermercati.

Cosa prevedono le nuove norme

L'accordo raggiunto si applicherà a chiunque sia coinvolto nella filiera alimentare con un fatturato di 350 milioni di euro con livelli di protezione differenziati forniti al di sotto di tale soglia. Le nuove norme riguarderanno commercianti al dettaglio, trasformatori alimentari, grossisti, cooperative o organizzazioni di produttori e anche singoli produttori.

Le pratiche commerciali sleali da vietare comprendono: pagamenti tardivi per prodotti alimentari deperibili; cancellazioni di ordini all'ultimo minuto; modifiche unilaterali o retroattive ai contratti; obblighi per il fornitore di pagare per prodotti sprecati. Altre pratiche saranno consentite solo se saranno oggetto di un accordo diretto chiaro e inequivocabile tra le parti: un acquirente che restituisce prodotti alimentari invenduti a un fornitore; un acquirente che addebita un pagamento al fornitore per garantire o mantenere un accordo di fornitura di prodotti alimentari; un fornitore che paga la promozione, la pubblicità o la campagna di marketing di un acquirente.

"L'implementazione di queste regole non porterà a prezzi più alti per i consumatori", sostiene la Commissione Ue, respingendo le accuse dei supermercati. Gli Stati membri designeranno le autorità incaricate di far rispettare le nuove norme, compresa la capacità di imporre ammende e avviare indagini.

Le proteste della Gdo

Protesta però la lobby della grande distribuzione. Eurocommerce, rappresentante europea di Lidl, Auchan, Carrefour, Spar e tante altre, si scaglia contro la “fretta natalizia” che ha esteso il campo d’applicazione della direttiva ai grandi produttori. La platea dei beneficiari va infatti dalla piccola impresa agricola famigliare fino alle aziende con volume d’affari di 350 milioni di euro. Tutti loro potranno rivolgersi alle autorità nazionali con poteri sanzionatori sulla grande distribuzione. Anche su propria iniziativa, le autorità potranno avviare indagini per far valere la “blacklist” delle pratiche vietate. 

Si va dai costi per la gestione dei prodotti una volta consegnati, al pagamento successivo ai 30 giorni per i cibi deperibili, come frutta e verdura, e 60 giorni per quelli non deperibili. Su richiesta del produttore, si dovrà inoltre compilare il contratto in forma scritta. “Avevamo promesso di sradicare, una volta per tutte, le pratiche commerciali sleali più atroci nella catena di approvvigionamento agroalimentare” rivendica Paolo De Castro, relatore del testo all’Eurocamera, “e lo abbiamo fatto”.

L’europarlamentare Pd, assieme alle relatrici ombra Mairead McGuinness e Elsi Katainen, ha annunciato il raggiungimento di un accordo con la presidenza austriaca del Consiglio europeo alla conclusione del trilogo di negoziazione. Dopo cinque riunioni andate a vuoto, Parlamento e Consiglio Ue sono riusciti ad appianare la principale divergenza, quella sulle dimensioni delle aziende agricole da tutelare. 

Rischio battaglia legale

Se da una parte la presidenza austriaca del Consiglio premeva per mantenere lo spirito originario della bozza della Commissione - tutelare le aziende con fatturato inferiore ai 50 milioni di euro - il Parlamento arrivava con un forte mandato: il 70% degli europarlamentari aveva infatti votato a favore dell’estensione della direttiva a tutte le aziende agricole.

La “quadra” tra Paesi del sud, favorevoli ad estendere al massimo l’applicazione delle nuove regole, e quelli del nord, da sempre più scettici sulla direttiva, si è trovata alla fine sul tetto dei 350 milioni. Aumentano inoltre le pratiche sleali commerciali rispetto al testo della Commissione, arrivando a 12 comportamenti sanzionati in tutti i casi e cinque pratiche aggiuntive permesse solo se espressamente citate dal contratto di fornitura. 

La direttiva, ormai sulla pista di lancio, permetterà di stabilire uno standard minimo di tutela in tutti i Paesi Ue. Ma De Castro avverte che “gli Stati membri possono, a mio avviso devono, prevedere ulteriori interventi per rafforzare e allargare le disposizioni previste”. La grande distribuzione promette invece battaglia su quella che il direttore generale di Eurocommerce, Christian Verschueren, definisce una direttiva “discriminatoria, dannosa, che va ben oltre la sua base giuridica e, in quanto tale, è legalmente impugnabile”. 

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