Falsi agricoltori nei terreni dell'Ilva, così sono scomparsi 80 milioni di fondi Ue

La procura di Enna scoperchia una maxi-truffa sui contributi comunitari. I soldi venivano destinati a ettari non coltivati. D’Amato (M5s): “Bisogna fare pulizia e rivedere il sistema dei controlli”

Dichiaravano di essere agricoltori e di coltivare dei terreni. Ma era tutto falso. Uno stratagemma per accedere ai cospicui aiuti diretti per l’agricoltura previsti dalla Pac, la politica agricola dell'Ue. Sembra essere tremendamente semplice l’architettura della maxi-truffa che, secondo la procura di Enna, avrebbe permesso a centinaia di persone in tutta Italia di incassare indebitamente 40 milioni di euro nel solo 2018.

È quanto emerge dagli sviluppi dell’inchiesta della procura siciliana, svelati dal Fatto Quotidiano, che ha riportato alcuni particolari non da poco. Come le origini dell’indagine, partita grazie alla denuncia di un cittadino dell’Ennese che sperava di ricevere fondi per i suoi appezzamenti di terra, prima di scoprire che erano già stati dichiarati da altri che ricevevano aiuti Ue al posto del legittimo proprietario. Il procuratore capo Massimo Palmeri dichiara che sono state sentite 35mila persone in tutta Italia nell’ambito dell’indagine. 

Controllori e controllati

Stando alle carte degli inquirenti, la falla si è creata nei centri per l’assistenza agricola, i Caa, che, caso unico in Europa, sono al contempo controllori e assistenti dei controllati. Sono i Caa, infatti, a occuparsi delle pratiche con cui i singoli agricoltori presentano ogni anno le richieste di finanziamento all'Agea, l'agenzia italiana che si occupa di erogare gli aiuti Ue. Ma i Caa sono anche società costituite dalle organizzazioni di categoria e dai sindacati di settore, ossia coloro che rappresentano gli agricoltori controllati. 

Il sospetto è che i Caa non solo abbiano fallito nel controllare la veridicità delle demande presentate. Ma che alcuni funzionari di questi centri siano collusi con i presunti truffatori: ecco perché più di 50 dipendenti di tali strutture sono indagati, mentre alcuni Caa hanno chiuso i battenti dopo che la magistratura ha acceso i suoi fari sullo scandalo. 

I trucchetti

Uno dei trucchetti per aggirare eventuali controlli (o giustificarne la carenza) sarebbe stato quello di dichiarare la coltivazione di tartufi nei terreni di montagna: la mancanza di alberi o di pecore è facile da notare, quella di raccolgitori di tartufi decisamente meno. E' quello che è capitato per esempio sui monti siciliani dei Nebrodi. Ma i casi eclatanti non finiscono qui: fondi preziosi, se non indispensabili, per tante aziende agricole sono andati a finanziare campi di calcio, autostrade, i terreni dell’aeroporto di Catania e persino quelli dell’Ilva di Taranto. 

Traducendo il danno in cifre, si calcola che nell’ultimo triennio si è arrivati a circa 80 milioni di euro sottratti, dei quali dovranno rispondere gli oltre 200 indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, truffa aggravata e falso. 

M5s attacca

Secondo l'eurodeputata del M5s Rosa D’Amato “si tratta di un gigantesco scippo ai danni dei tantissimi agricoltori onesti che fanno fatica ad arrivare a fine mese”. “E lo scandalo scoperto potrebbe essere solo la punta dell’iceberg”, spiega la pentastellata rieletta nel collegio Sud. 

L’esponente di Cinquestelle punta il dito contro i Caa, “i centri per l'assistenza agricola delle organizzazioni e dei sindacati di categoria”, che gestiscono le domande per l'accesso ai fondi. “Non a caso - prosegue - sotto inchiesta sono finiti più di 50 dipendenti dei Caa e molti di questi sono stati chiusi”.

“Occorre che le organizzazioni di categoria facciano pulizia al loro interno, ma serve anche rivedere il sistema”, sottolinea la D’Amato, ricordando che “questo è compito del ministro dell’Agricoltura”, cioè del leghista Gianmarco Centinaio.  

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