Sul tonno è scontro Lega-M5s: "A Favignana poche quote? Ce lo chiede l'Ue", "Falso"

Il sottosegretario del Carroccio Manzato difende il provvedimento che ha assegnato appena 14,5 tonnellate allo stabilimento siciliano sulle 357 disponibili per gli impianti fissi. I 5 stelle D'Amato e Corrao: "Scelta non dettata da norme europee"

Se la tonnara di Favignana ha ricevuto appena 14,5 tonnellate come tetto massimo di pesca per il 2019, contro le 357 disponibili per le 5 tonnare fisse italiane, è per rispettare "il principio di legalità" previsto dalle leggi Ue. Parola del sottosegretario all'Agricoltura, il leghista Franco Manzato, finito nella bufera dopo aver varato il provvedimento per le ripartizione delle quote di tonno rosso fortemente contestato dallo stabilimento siciliano, che ha annunciato di chiudere i battenti (dopo averli riaperti appena pochi mesi fa). Ma la giustificazione del sottosegretario non convince gli alleati di governo del M5s: "Ce lo chiede l'Europa? Non è vero", dicono gli eurodeputati Rosa D'Amato e Ignazio Corrao.

Le quote

Ma andiamo per ordine: il 30 maggio, all'indomani delle elezioni europee, Manzato firma il decreto di assegnazione delle quote di pesca di tonno rosso. Tra le quote, ci sono 357 tonnellate da destinare agli impianti fissi, le tonnare: le 3 attive da tempo in Sardegna (Isola Piana, Capo Altano e Porto Paglia) e le due riaperte da poco, la Cala Vinagra (ancora in Sardegna) e la storica tonnara di Favignana, chiusa da diversi anni. L'azienda Castiglione, che ha da poco preso in carico l'impianto siciliano, aveva previsto come soglia minima per rendere sostenibile la riapertura circa 84 tonnellate. Una soglia raggiungibile se nella ripartizione il ministero avesse applicato la cosiddetta quota indivisa: un solo ammontare di tonno rosso pescabile per tutti gli stabilimenti. Tradotto: libera concorrenza e che vinca il migliore.

Lega: applicato principio comunitario

Favignana, data la sua posizione, avrebbe voluto la quota indivisa. Ma Manzato ha deciso di ripartirla seguendo un calcolo basato sui dati degli ultimi tre anni: chi ha pescato di più nell'ultimo triennio avrà una quota maggiore. Che per chi in questi anni è stato fermo significa poco o niente. Perché questa ripartizione? "Il principio che ho seguito è stato quello della legalità, previsto dal regolamento Ue, per dare alle tonnare nuove la possibilità di potersi sviluppare nel momento in cui sono capaci di pescare. Ad oggi Favignana e Cala Vinagra pescano meno della quota di tonno che gli è stata assegnata", ha detto. Nel caso di Favignana, andrebbe ricordato, pesa il fatto che finora è stata chiusa. Per Manzato questo principio è "di matrice comunitaria", ossia dell'Ue, e "dice che la quantità di tonno deve essere divisa secondo la storicità di pesca, ossia quanto hanno pescato le tonnare storiche".

M5s: "Non ce lo dice Ue"

Ma la ricostruzione del sottosegretario non convince il M5s: “La ripartizione delle quote di tonno rosso tra i 5 stabilimenti italiani, che ha penalizzato la storica tonnara di Favignana impedendone di fatto la riapertura, non deriva da imposizioni dell’Ue, ma è una scelta assunta, ci auguriamo in assoluta autonomia, dal ministero dell’Agricoltura e nello specifico dal sottosegretario alla Pesca, il leghista Franco Manzato - attaccano in una nota congiunta gli eurodeputati del Movimento 5 stelle Ignazio Corrao e Rosa D’Amato - Far intendere, come sembra evincersi dalle parole di Manzato, che a chiederci di colpire i pescatori siciliani sia stata Bruxelles non corrisponde al vero”.

“I fatti sono chiari – prosegue la nota - fino allo scorso anno, le quote per le tonnare esistenti, tutte sarde e gestite in stragrande maggioranza da uno stesso imprenditore, erano indivise. Se questo metodo fosse stato seguito anche questa volta, lo stabilimento di Favignana avrebbe potuto riaprire le porte, data anche la sua posizione favorevole. Il provvedimento emesso il 30 maggio invece ha cambiato le carte in tavola, introducendo un principio, quello dei livelli di cattura medi degli ultimi 3 anni, che chiaramente va a danno di chi in questi anni non ha operato, come appunto Favignana”, concludono D'Amato e Corrao.

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