Troppo zucchero estero, rischio beffa per Nutella e Mars in Giappone

Nelle more dell’accordo commerciale tra Tokyo e Bruxelles, una clausola esclude dallo stop ai dazi i prodotti con un’elevata composizione di ingredienti extra-Ue. Protestano i big dell’agroalimentare 

L’eccessivo “peso” dello zucchero estero nei prodotti dolciari made in Ue potrebbe trasformarsi in una pesante beffa per i big del settore, da Ferrero a Mars, passando per Mondelez e Unilever. Secondo quanto rivelato da Politico, infatti, il Giappone potrebbe non eliminare i dazi su barrette di cioccolato e caramelle importate dall’Europa. Il motivo? L’accordo commerciale appena entrato in vigore tra Tokyo e Bruxelles, che porterà alla progressiva eliminazione di tariffe su un’ampia gamma di prodotti agroalimentari, prevede una clausola che punirebbe l’industria dolciaria che fa uso eccessivo di zucchero extra-Ue.

“L'accordo – spiega Politico - stabilisce dei limiti all’uso di ingredienti provenienti dall’estero”. Superati i quali, un prodotto non viene più considerato ‘made in Ue’. E pertanto non puo’ accedere all’esenzione dai dazi. Il problema riguarda tantissimi prodotti dolciari, dato che buona parte dello zucchero in esso contenuto mischia “zucchero di barbabietola europeo e zucchero di canna proveniente da Brasile o Caraibi”. Le aziende sostengono che questo mix “è necessario per garantire qualità e forniture regolari”.

“Se sei un produttore di caramelle portoghese o del Sud Italia e vuoi esportare in Giappone, le probabilità che lo zucchero sia di origine europea sono piccole, perché in queste regioni non usi zucchero di barbabietola”, ha detto a Politico Muriel Korter, direttore degli affari economici nella lobby della confetteria Caobisco, che rappresenta grandi attori come Ferrero e Mondelez.

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Come far fronte al problema? Il limite di zucchero estero previsto dall’accordo è del 40% del peso totale di questo ingrediente nel prodotto. Per l’industria dolciaria europea, si tratta di un limite insostenibile, pena un significativo aumento dei costi di produzione. Per questo, Korter ha annunciato la richiesta del settore alla Commissione europea affinché rinegozi l’accordo. 

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