La lobby dei giovani agricoltori europei compie 60 anni. Hogan: “Accelerare ricambio generazionale”

La festa del Ceja è stata un'occasione per rilanciare le richieste di un maggiore impegno dell'Ue verso gli under 35: “Nostra responsabilità mantenere ruolo attivo”

Sono giovanissimi, ma alle spalle hanno già 60 anni di attività. Sono i giovani agricoltori del Ceja, la lobby europea che riunisce le organizzazioni di imprenditori agricoli under 35 dei vari Stati membri e che a Ypres in Belgio ha festeggiato la sesta decade di battaglie e campagne per un'agricoltura "verde" e di qualità. “Negli ultimi sessant’anni siamo rimasti uniti nella nostra diversità”, rivendica Jannes Maes, presidente del Ceja e allevatore di 27 anni. “Il dibattito sull’agricoltura europea è cambiato molto, ma è nostra responsabilità continuare a svolgere un ruolo attivo”.

Presente anche il commissario europeo per l’Agricoltura, Phil Hogan, che dopo le congratulazioni di rito, ha garantito il suo impegno: “Farò tutto ciò che posso per accelerare il ricambio generazionale”. La riforma della Politica agricola comune vedrà una quota minima di fondi destinati agli Stati membri da utilizzare per incentivare l’impiego giovanile nel settore agricolo. Soldi che, garantisce il commissario, verranno persi se destinati impropriamente ad altre finalità.

L’anzianità del settore agricolo e la fuga delle giovani generazioni dai centri rurali vengono affrontate con approccio costruttivo, cercando soluzioni e raccontando storie di successo. Imprenditori agricoli si alternano sul palco per raccontare la loro storia, condividendo idee con i circa 200 rappresentanti delle associazioni di coltivatori e allevatori venuti da tutta Europa. 

Matic Vizjak, produttore sloveno di vino al peperoncino, racconta l’importanza dell’innovazione e del coraggio di andare contro la mentalità chiusa del tradizionalismo enogastronomico. Alice Cerutti, che ha lasciato New York e rinunciato alla sua carriera nel marketing per tornare alla risaia del nonno, racconta come la sostenibilità economica possa andare di pari passo col rispetto ambientale. 

Etienne Fourmont ha un canale YouTube , seguitissimo in Francia, dal quale racconta la sua vita quotidiana come allevatore di vacche da latte. Mostra con orgoglio la filmografia amatoriale che va dal parto dei vitelli alla mungitura, spiegando come opporre una narrazione alternativa a quella degli “haters animalisti e vegani”. 

Un applauso liberatorio accoglie il discorso di Emilia Astrenius Widerström, che prende di mira gli stereotipi maschilisti del mestiere dell’agricoltore. Racconta di quando un suo collega non le faceva guidare il trattore e delle tante storie di contadini che hanno venduto la fattoria perché non avevano figli maschi. “Sono femminista”, esclama, “e ciò significa volere gli stessi diritti, ma anche le stesse responsabilità”. Un tema che si propone nel suo Paese, la Svezia, che pur essendo famoso per l’inclusione delle donne nella classe dirigente, deve ancora fare i conti con problemi di questo tipo nelle campagne a pochi chilometri dalle grandi città.

I problemi del settore agricolo sono legati, per natura, al territorio di riferimento. Eppure, giovani coltivatori e allevatori europei sembrano aver trovato una piattaforma comune di interventi che cercheranno di far pesare nelle prossime tappe che porteranno alla riforma della Pac per il periodo post-2020. Energia e forze fresche dovrebbero, nelle loro speranze, essere rappresentati in maniera maggiore che da quel modesto 6,5% di agricoltori under 35 che trainano attualmente la filiera agricola continentale.

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