Agroalimentare, sono 98 le start up innovative in Italia

Il censimento dell'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell'Università degli Studi di Brescia. Un terzo si concentra in Lombardia

Sono 98 le start up innovative che operano nel settore agroalimentare italiano. A censirle sono stati l'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e l'Università degli Studi di Brescia, che per la prima volta hanno messo insieme le realtà attive nell'innovazione tecnologica e digitale del settore agricolo e agroalimentare del Belpaese. 

Un terzo di queste imprese, il 33%, si concentra in Lombardia. A seguire l'Emilia Romagna con il 17%, poi Lazio, Veneto e Campania. Il benessere animale e il controllo della qualità sono i principali ambiti di lavoro di queste start up, alcune delle quali saranno da domani al centro dell'Agrinnovation Summit, salone dedicato all'innovazione e alla smart-agricolture e smart-farming delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona.

"Le nuove imprese, quelle che ora sono chiamate start up, incentivano e generano la ricchezza futura di un settore. La forte crescita delle Startup Smart AgriFood riscontrata in Italia nell'ultimo biennio è perciò un dato estremamente positivo", osserva Filippo Renga, direttore dell'Osservatorio Smart AgriFood e cofondatore degli Osservatorio Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

I settori dove l'innovazione è maggiormente presente sono il vitivinicolo (17%) e l'ortofrutticolo (14%). Il 4% delle start up analizzate offre soluzioni per il settore lattiero-caseario, con particolare attenzione al benessere e al controllo della qualità nelle fasi produttive. In crescita anche l'ambito dell'eCommerce che punta al supporto dei piccoli produttori di qualità. "Vogliamo favorire il contatto diretto fra start up e operatori del settore - è il commento del presidente di CremonaFiere Roberto Zanchi - per questo abbiamo pensato all'Agrinnovation Summit durante le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona. In questo contesto, la stretta integrazione tra veterinaria, zootecnia, nutrizione, agricoltura, agrotech e foodtech, consente il collegamento con la comunità scientifica internazionale, per generare concrete opportunità di business".

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