Come la blockchain può rivoluzionare l'agrifood italiano

Una ricerca di Ruralhack mette in luce le opportunità di questa tecnologia per lo sviluppo della filiera agroalimentare

La blockchain potrebbe rivoluzionare l'agrifood italiano e dare un vantaggio competitivo sui mercati internazionali. E' quanto sostiene il team di ricercatori di Ruralhack, una task-force di ricerca interna a Societing4.0 (progetto dell'università degli studi di Napoli Federico II di ricerca/azione per la social digital trasformation). 

Secono il primo rapporto di Ruralhack, la blockchain "può incidere non tanto sul processo produttivo quanto su una serie di benefici che incidono sugli attori di tutta la catena del valore: dal prodotto, alla trasformazione, alla distribuzione e arriva fino al cliente. E in questa filiera si articola il suo valore potenziale''. Per i contadini, per esempio, può essere interessante un pagamento in tempo reale dei prodotti oltre che la possibilità di una valutazione della merce in tempo reale insieme agli altri attori della filiera (finanziatori per esempio e commercianti). E può essere interessante anche condividere un sistema di informazioni che qualifichi e garantisca la qualità dei prodotti (magari condizionandone il prezzo).

Una blockchain consiste in una catena di dati e informazioni tra loro collegate in una concatenazione cronologica di singole unità chiamate blocchi nei quali vengono archiviati i dati protetti. I blocchi che compongono la catena sono immutabili e ogni transazione si lega a quella precedente formando una catena sicura, efficace e soprattutto trasparente, aperta per chiunque voglia verificare la veridicità degli scambi in atto tra i nodi. Da questa descrizione sommaria, si puo' già intuire il potenziale di tale tecnologia per la filiera agroalimentare e i suoi attori: agricoltori, trasformatori, logistica, distributori e retail. Tutti concatenati nel nome della fiducia e della qualità. 

I ricercatori di RuralHack hanno scandagliato 42 progetti nella filiera alimentare basati sulla blockchain, internazionali e italiani, dal 2016 al 2018, il cui numero è raddoppiato nell'ultimo anno. Si tratta di iniziative che, trovano applicazione in diversi ambiti (nel 24% dei casi), oppure sono dedicati a filiere specifiche come quella della carne (nel 21%), dell'ortofrutta (nel 17% ) e del cerealicolo (nel 10%). Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione. Tra questi prodotti una parte importante arriva da aziende e startup italiane, come Demeter.life o FoodChain che hanno sviluppato piattaforme che garantiscono il tracciamento del prodotto lungo l'intero percorso nella filiera fino al consumatore, oppure Wine blockchain EY con prodotti specifici per il vino.

In realtà, scrive l'AdnKronos, i limiti per la diffusione di tecnologie blockchain sono ancora tanti e di vario tipo. Dagli aspetti puramente tecnici, come il consumo energetico e la reale sicurezza, fino alla mancanza di legislazioni ad hoc e l'attuale scarsa digitalizzazione di gran parte delle aziende che operano nell'agrifood. Ma fortunatamente negli ultimi anni il settore si sta gradualmente adattando positivamente al paradigma tecnologico, accogliendo soluzioni tecnologiche e innovative che hanno come scopo ultimo quello di favorire il lavoro degli agricoltori e rispettare la sostenibilità ambientale e si muovono i primi passi anche in ambito legislativo. 

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