Con il lockdown boom di delivery agroalimentare, ma solo 18% delle imprese ha un sito web

Il Nord un poco meglio attrezzato alle nuove forme del commercio, ma in generale il Paese non sembra essere al passo coi tempi

Foto Ansa EPA/VICKIE FLORES

Il lockdown, dovuto alla pandemia di coronavirus, ha spinto in Italia il fenomeno del 'delivery', facendo segnare un boom di consegne a domicilio di prodotti agroalimentari, in particolare in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, le regioni maggiormente colpite.

Pochi siti web

Ma in realtà il Paese non sembra attrezzato per il nuovo fenomeno delle vendite online, e addirittura solo il 18,1% delle imprese agroalimentari possederebbe un sito internet aziendale, e queste aziende sono localizzate principalmente nel Nord: ha una pagina web ad esempio il 45,0% di quelle del Trentino-Alto Adige mentre solo il 10,2% in Sicilia e il 9,2% in Calabria. Lo scenario è stato delineato dall'Osservatorio 4.Manager (strumento di Confindustria e Federmanager con il compito di individuare e analizzare i trend economici) che ha realizzato un monitoraggio su un campione di 11.500 imprese italiane del comparto Agroalimentare, analizzando la progressione di ricerca in rete, l'utilizzo da parte delle imprese di strumenti di comunicazione e commercio digitali.

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App per le vendite

Dall'analisi risulta anche che del 18,1% delle imprese agroalimentari monitorate che possiede un sito internet aziendale, solo il 12,2% possiede una e-mail dedicata alle vendite e il 16,5% ha un proprio canale di e-commerce. Al Sud la percentuale si aziende che sul proprio sito hanno un proprio strumento di commercio online è maggiore: Calabria (26,7%), Puglia (22,9%), Basilicata (22,4%) e Sicilia (22,2%), mentre le regioni con minor presenza di canali e-commerce propri sono Emilia Romagna (12,1%) e Lombardia (10,3%).

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