Big data, foto satellitari e mungitrici-robot: il futuro bussa alla porta degli agricoltori

Copa Cogeca: "Investire in smart farming e nuove tecnologie. Bene la proposta Pac, ma c’è tanto da fare sulla formazione"

Foto Ansa EPA/SAMUEL GOLAY

L’immagine bucolica del contadino disconnesso e isolato dal resto del mondo sembra destinata a sparire nel futuro dell’agricoltura. Questa, almeno, è l’impressione che si può avere dopo aver parlato con Ksenija Simovic, responsabile della comunicazione di Copa Cogeca, unione delle organizzazioni agricole europee, che sottolinea gli sforzi fatti per adattare alla campagna le tecnologie già usate nell’economia urbana e industriale. 

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“Abbiamo collaborato molto con l’Agenzia europea della navigazione satellitare, perché pensiamo che alcune applicazioni non siano ancora abbastanza accessibili. Penso al Gps e alla geolocalizzazione necessarie per l’uso dei droni”, sottolinea prima di spiegare come questi strumenti possano fare tanto per migliorare la produzione agricola.  Ad esempio, si può risparmiare sull’uso di antiparassitari, che, secondo gli studi della Fao, vanno a finire per meno del 10% su piante malate o attaccate da parassiti, mentre il resto viene sprecato. L’applicazione più mirata dei prodotti contro i parassiti “permetterebbe di risparmiare ma anche di avere un raccolto più sostenibile”, precisa Simovic, riferendosi all’impatto sull’ecosistema di tali sostanze. Anche chi lavora con gli animali potrebbe presto poter contare su un aiuto tecnologico non da poco: “Nella produzione del latte ci sono già i robot capaci di mungere le mucche, utili anche per monitorare l’animale e sapere qual è la sua temperatura corporea”.

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Nonostante questi macchinari sostituiranno le persone in molte mansioni, Copa Cogeca tranquillizza sugli eventuali effetti negativi per l’occupazione nel settore. “Pensiamo che ci sarà una riorganizzazione del lavoro in agricoltura”, spiega Simovic, “ quindi un cambio di compiti piuttosto che una diminuzione di posti di lavoro”. Si prevede dunque che i i contadini passeranno meno tempo nei campi e parte delle loro responsabilità avranno a che fare con le strumentazione e i dati da esse raccolti. Proprio i Big data, grandi quantità di informazioni immagazzinate da satelliti, droni e mungitrici-robot, erano al centro delle preoccupazioni delle associazioni di categoria. Chi li raccoglie, spesso aziende diverse da quelle che si occupano della produzione agroalimentare, potrebbero infatti trarne vantaggio, utilizzandoli per scopi privati o vendendoli a terzi. Per questo motivo un’alleanza di organizzazioni, tra cui la stesa Copa Cogeca, hanno redatto un codice di condotta per la condivisione di queste informazioni con le tutele necessarie.

E la politica sta rispettando gli impegni presi? “Siamo molto contenti che nella proposta per la futura Pac, la Politica agricola comune, ci sia una spinta più grande sul supporto dell’agricoltura di precisione e anche sugli investimenti nella ricerca in questo settore”, sottolinea soddisfatta Simovic, che però rimarca: “Una cosa estremamente importante è l’investimento sulla formazione degli agricoltori, e anche nella ricerca in modo che queste tecnologie siano accessibili a tutti gli agricoltori, non solo i più grandi con più risorse”.

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Con il numero di aziende agricole in costante diminuzione, -3,7% annuo dal 2005 al 2013, e con l’aumento della superficie media, da 14,4 a 16,1 ettari per impresa nello stesso periodo, il rischio è infatti quello che la disparità tecnologica vada ad incrementare il divario tra i “grandi” e i “piccoli”. “Quello che vogliamo vedere è più coesione tra le varie politiche europee”, chiede Simovic, spiegando come i progetti sulla digitalizzazione, se integrati alle politiche agricole, culturali e di coesione possono fare tanto per il futuro delle campagne. Richieste più che comprensibili, se si pensa solo il 6% degli agricoltori europei è di età inferiore ai 35 anni, mentre gli over 65 rappresentano oltre il 30% degli addetti del settore.

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