Bioetanolo contro petrolio, la grande guerra dei carburanti

Il primo, più ecologico e potenzialmente più economico, potrebbe scalzare il secondo. Ma l'industria fa resistenza

Ansa PA/ROBERT SCHLESINGER

Il bioetanolo vuole essere l’alternativa ai carburanti tradizionali, che però di cedere il passo alle nuove soluzioni non ne vogliono sapere. I produttori statunitensi di etanolo hanno ammesso che l'industria petrolifera è il loro principale concorrente, interessato solo a preservare la sua quota di mercato. “Siamo in competizione con la forza politica più potente, che è il petrolio. E se noi guadagniamo quote di mercato, loro le perdono”, ha affermato Doug Berven, vice presidente degli affari societari presso l'impianto di etanolo Poet, in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul clima.

L’etanolo è effettivamente un’alternativa ‘pericolosa’ per la lobby del petrolio. Questa sostanza non è derivata del greggio, ma frutto del processo di fermentazione e distillazione della canna da zucchero. Insomma, si coltiva, e ha costi di produzione minori di quelli affrontati per immettere sul mercato benzina e gasolio. Non ci sono costi estrattivi e di raffinazione. Inoltre l’etanolo è considerato meno inquinante. Ma a sentire cosa dicono gli addetti ai lavori, il mondo del petrolio è decisa a difendere il proprio business.

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