Il cibo porta lavoro: dall'agroalimentare 300mila nuovi occupati in 5 anni

E' quanto emerge da uno studio di Coldiretti: tra agricoltura e industria del food, impiegati 1,3 milioni di lavoratori. Una crescita del 33% rispetto al 2013

Se l'Italia è uscita dalla crisi economica mondiale con le ossa un po' meno rotte, un pezzo importante del merito va a uno dei suoi simboli: il cibo. Tra il 2013 e il 2018, infatti, tra agricoltura e industria alimentare vi è stato un aumento dei posti di lavoro pari al 33,3%. Quattro volte la crescita generale dell'occupazione nell'intera economia italiana. E' quanto emerge dal rapporto 'Il Valore della filiera italiana del cibo' di Coldiretti e Filiera Italia presentato al Forum di Tuttofood a Milano dal presidente del Censis Giuseppe De Rita con la presenza, tra gli altri, del premier Giuseppe Conte, del presidente di Coldiretti Ettore Prandini e del Consigliere delegato Filiera Italia Luigi Scordamaglia.

In un quinquennio, il numero degli occupati nell'agrofood italico è passato da 980mila a 1,3 milioni. E questo, sostiene il rapporto di, "grazie alla capacità del settore di intercettare la nuova domanda globale di alta qualità e tipicità nell'alimentare ma anche di interpretare l'attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale". Il numero degli occupati, poi, diventa ancora più elevato se si considerano anche gli addetti della distribuzione commerciale e tutto il settore della ristorazione.

Se il lavoro aumenta, il merito è anche dell'export: dal 2008 a oggi, infatti, le esportazioni sono salite da 23,6 miliardi a 41,8 miliardi di euro, con un aumento record del 47,8% (contro il +16,5% del totale dell'economia). Crescita peraltro che continua perché nel gennaio 2019, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente il valore delle esportazioni della filiera è pari a 3,1 miliardi, +3,6% rispetto al gennaio del 2018, mentre il totale economia fa +2,2%.

Gli incrementi dell'export agroalimentari - spiega lo studio di Coldiretti e Filiera Italia - coinvolgono le principali aree italiane, incluse quelle meridionali poiché nel 2008-2018 le regioni del Nord segnano +50,7% (Piemonte +51,9%, Veneto +68,5%), quelle del Centro +49,6% (Emilia Romagna +50,8%, Umbria + 68,1%, Lazio + 51,7%), ed il Meridione +35,6% (Sicilia +46,3%, Calabria +40,2%, Puglia +36,9%, Molise +114,2%).

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