Pesca, "solo 1 prodotto italiano su 4 raggiunge i supermercati"

L'Alleanza Coop Pesca lancia l'allarme: "Le nostre marinerie rischiano di trasformarsi in un museo del mare diffuso dove barche e pescatori sono solo la testimonianza di un passato glorioso ma senza più un futuro"

Solo 1 prodotto ittico su 4 che raggiunge i banchi dei supermercati italiani porta la bandiera tricolore. Il resto arriva dall'estero, dalle vongole del Pacifico ai gamberi vietnamiti. E il rischio è che nei prossimi 15 anni le marinerie del Belpaese riducano ulteriormente il loro peso sul mercato nazionale, diventando "un museo del mare diffuso dove barche e pescatori sono solo la testimonianza di un passato glorioso ma senza più un futuro". E' la denuncia dell'Alleanza Cooperative Pesca in occasione dell'assemblea annuale delle coop agroalimentari. 

"Il 75% della produzione ittica nazionale percorre meno di 25 chilometri dal momento dello sbarco a quello della vendita, lasciando all'import soprattutto extra Ue, il compito di coprire la quasi totalità dell'offerta commerciale nella media e grande distribuzione e nella ristorazione collettiva", dice l'Alleanza in una nota. "Delle oltre 90 specie pescate - prosegue l'Alleanza - solo una decina prendono un aereo per raggiungere il principale mercato ittico italiano, ossia Milano. Sono solo 6, dal tonno alle acciughe, passando per i fasolari e le vongole, quelle che riescono a varcare i confini nazionali. Pochi dati che rendono bene l'idea che qualcosa non va e va cambiato".

Per l'Alleanza, il futuro passa da sostenibilità, innovazione, gestione della filiera. Guardare avanti per fare i conti con la diminuzione dei giorni di pesca, delle barche e degli occupati. "Per evitare che tra quindici anni sulle nostre tavole ci siano solo vongole del Pacifico e gamberi vietnamiti, con le nostre barche vuote e ferme in porto perché nessuno vuole fare più il pescatore, occorre un cambio di registro", dice ancora l'organizzazione. 

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Serve anche un cambio di paradigma, perché "la pesca non puo' più vivere di sola pesca", sostiene l'Alleanza: "Occorre investire in ricerca, nello specifico in uno studio socioeconomico, in grado di proiettarci più in là delle emergenze attuali e capire come intervenire per cambiare indirizzo". Il concetto di fondo è che bisogna valorizzare al meglio la produzione nazionale, puntando su innovazione e qualità. E facendo in modo che i pescatori diventino a tutti gli effetti degli imprenditori ittici, gestendo la filiera invece di essere, spesso, l'anello più debole. "Dalla guerra alla plastica, che vede i pescatori schierati in prima linea - spiega Alleanza - alle opportunità di sviluppo legate alla blue economy, un aumento dell'interesse dei consumatori verso i prodotti ittici, in particolare quelli nazionali, mai come ora, l'attenzione verso il mare, il suo ecosistema e le attività economiche che ruotano attorno a esso, è stato così forte nell'opinione pubblica. La pesca da tutto questo potrebbe trarre stimoli importanti", conclude l'Alleanza.

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