Attivisti e innovatori, la battaglia degli agricoltori italiani contro il cambiamento climatico

Dall'azienda bio di Cogne che ha “denunciato” l'Ue alle grandi e piccole pratiche sostenibili che si stanno diffondendo a macchia d'olio nel Paese. Le azioni dal basso per salvare il Pianeta. E il futuro del settore 

Negli ultimi 10 anni, i cambiamenti climatici hanno provocato danni all'agricoltura italiana per 14 miliardi di euro. Per avere un'idea, più di un terzo di quanto ricevuto dal nostro Paese con i fondi della Politica agricola comune 2014-2020. Ecco perché, in Italia come nel resto dell'Ue, è proprio nel settore primario che sta crescendo un fronte sempre più vasto di agricoltori “ambientalisti”. Che da un lato investono nell'innovazione per introdurre pratiche di produzione sempre più sostenibili. E che dall'altro fanno pressioni sui governi nazionali e soprattutto su Bruxelles perché si facciano maggiori sforzi nella riduzione delle emissioni di gas serra.

La denuncia di Elter

Agricoltori come Giorgio Elter, che coltiva a Cogne alimenti bio, e che, insieme ad altri colleghi europei, ha “denunciato” l'Ue: Elter, infatti, fa parte dei promotori della “Causa climatica dei cittadini”, che porterà di fronte alla Corte di giustizia dell’Unione europea le istituzioni di Bruxelles.

Parlamento e Consiglio Ue sarebbero colpevoli, secondo le famiglie che si sentono direttamente danneggiate dal cambiamento climatico, di aver introdotto leggi inadeguate a contrastare il riscaldamento globale. A metà agosto la Corte ha accettato la causa, un primo passo importante per l’iniziativa dei cittadini, che chiedono di abbassare ulteriormente gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Il 20 settembre è arrivato il sostegno da parte di CAN Europe, coalizione di organizzazioni non governative attiva nel campo dell’energia pulita a del contrasto al riscaldamento globale. 

Le altre famiglie di agricoltori che partecipano alla causa provengono da Portogallo, Germania, Romania, Francia, Svezia, ma anche paesi non europei come Kenya e Isole Fiji. Sono tutte accomunate dalla convinzione che “la riduzione delle emissioni nazionali di gas serra di un minimo del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 sia inadeguato a far fronte alla concreta necessità di prevenire il rischio climatico e insufficiente a proteggere i loro diritti fondamentali di vita, salute, occupazione e proprietà”.

La famiglia Elter gestisce un piccolo bed and breakfast ai piedi del Gran Paradiso e produce alimenti biologici a chilometri zero. A preoccupare l’imprenditore agricolo valdostano è soprattutto “lo scioglimento dei ghiacciai, che sono la nostra importante riserva di acqua dolce e il nostro unico reddito durante la stagione invernale”. “Questi esempi concreti di come i cambiamenti climatici influenzano la nostra vita quotidiana ci fanno preoccupare per il futuro dei nostri figli”, spiega Elter.

Innovare per proteggere il clima

Come dicevamo, l'attenzione alle questioni ambientali in agricoltura parte dal basso con piccole e grandi innovazioni che stanno cambiando il modo di produrre. Spesso ritornando a vecchi sistemi, come nel caso dell'Officina Verde di Brienza, in provincia di Potenza, cooperativa composta fa 6 giovani dove si producono fagioli, patate, grano saraceno, miglio, panico e leguminose: “Utilizziamo pochissimi mezzi agricoli se non quelli necessari per preparare il terreno. La maggior parte lo facciamo manualmente, spiega Giovanni Ferrarese.

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C'è chi comincia l'attività partendo proprio da tecniche innovative che riducono consumi e inquinamento, come nell'Azienda agricola Bono di Lentini, nel Siracusano: qui si risparmia su acqua e fertilizzanti attraversa il “floating system”. Ecco di cosa si tratta:

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Il “riuso” è anche un modo per ridurre l'impatto dei rifiuti agricoli sull'ambiente e risparmiare sui costi. Oltre che per aprire nuove linee di produzione. Ne sa qualcosa Donato Mercadante, 25enne di Altamura, in Puglia, che ha trasformato la lana ovina in occhiali. Ecco la sua storia: 

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Per combattere il cambiamento climatico uno strumento utile è sicuramente la Politica agricola comune. In tanti, in Italia come in Europa, hanno avuto accesso ai fondi europei per limitare l'impatto delle loro produzioni sull'ambiente. Come Enrico Nascimben delle "Terre di Carlo", a Rovarè di San Biagio di Callata (Treviso): 

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La Pac al servizio dell'ambiente

Se da un lato la Commissione Ue è sotto accusa per non aver fatto abbastanza nella lotta al cambiamento climatico, dall'altro la nuova Pac prevede nuove azioni per far fronte a queste carenze in agricoltura: nella sua proposta per il post 2020 almeno il 40% del bilancio complessivo dovrebbe contribuire all'azione per il clima e almeno il 30% di ciascuna dotazione nazionale per lo sviluppo rurale sarà dedicata alle misure ambientali e climatiche. 

In questa ottica, Bruxelles ha elaborato una serie di misure obbligatorie e basate su incentivi, a partire dai pagamenti diretti, che saranno subordinati a requisiti ambientali e climatici più rigorosi. Ciascuno Stato membro dovrà offrire regimi ecologici che aiuteranno gli agricoltori ad andare oltre i requisiti obbligatori e che saranno finanziati con una quota delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti. Ecco tutte le misure previste:

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