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Nel fiume "dimenticato" di Palermo crescono nespole e banane

Letizia Marcenò, giovane imprenditrice di 30 anni, con i fratelli Giovanni e Stefano porta avanti l'azienda di famiglia, la Valle dell'Oreto

 

Quando la notte incrocia il giorno e il silenzio regna ancora sovrano, squarciato appena dal frinire delle cicale e dal lento scroscio del fiume, Letizia ha già percorso lo stretto viottolo che la porta a quel lembo di Conca D'Oro in cui ha trascorso tutta una - seppur ancora giovane - vita. Così vicino ma allo stesso tempo velato e lontano dal tam-tam quotidiano. 

Quasi ogni mattina la sua sveglia suona molto prima dell'alba, alla stessa ora in cui molti dei suoi coetanei vanno a dormire, almeno nel weekend. Per lei, però, non esistono fine settimana o festività. Ciò che è più importante è tenere in alto le redini dell'azienda che con amore e umiltà le hanno lasciato come un dono da custodire suo nonno Stefano e suo papà Paolo. Sacrificio, innovazione e spirito imprenditoriale. Sono il filo rosso intorno a cui ruota la vita di Letizia Marcenò, giovane imprenditrice palermitana di 30 anni, che con i fratelli Giovanni e Stefano porta avanti l'azienda di famiglia, la Valle dell'Oreto, prima in Italia per produzione di nespole e banane. 

Una storia lunga cinque generazioni e che ha visto i suoi natali nel lontano 1930, almeno per la coltivazione di nespole. Tra le tante varietà, in particolare, ce n'è una che porta proprio il nome di famiglia, la Marcenò, che si distingue per una dolcezza molto intensa, una buccia più robusta e un solo nocciolo all'interno del frutto. La produzione di banane, rigorosamente fuori serra, è più recente ed è nata quasi per gioco una decina d'anni fa. Oggi quello che Letizia definisce "il più grande polmone verde della città" conta circa 3 mila alberi di banano. 

L'azienda sorge sulle sponde sul fiume Oreto, nel quartiere Falsomiele, nel pieno centro della periferia del capoluogo siciliano. Per questa sua particolare posizione, gode della classificazione di "verde storico", motivo per cui questo scrigno verde non può attingere a nessun fondo. Pur dovendo lottare ogni contro burocrazia, crisi del settore, concorrenza estera e cambiamenti climatici, il sogno di Letizia e dei suoi fratelli si nutre delle piccole certezze racchiuse in quel cassetto ogni giorno più grande: "Abbiamo sempre pensato da soli - racconta - a far andare avanti l'azienda. Facciamo tanti sacrifici, ma appena vedo un casco di banane maturato o delle nespole pronte per essere messe in una cesta, per me è davvero un miracolo giornaliero". 
 

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