Peste suina, tutto quello che c’è da sapere sulla malattia che spaventa l'Europa

Recentemente scoperta in Belgio, si teme possa comparire anche in altri allevamenti dell'Unione. Ma in cosa consiste e come si combatte?

© European Union

Dopo l’Est Europa, ora anche il Belgio si trova a dover fare i conti con la peste suina africana, patologia trasmessa soprattutto dai cinghiali selvatici e che è priva di pericoli per l’uomo. La recente scoperta di due casi nella città di Étalle, località vallona a dieci chilometri dalla Francia, ha messo in allerta le autorità e i ministeri competenti che si stanno impegnando a mantenere lo status di Paese “indenne dalla malattia” che permette agli allevatori locali di vendere carne senza vincoli aggiuntivi. 

La patologia

La malattia infettiva contagiosa che colpisce sia il maiale domestico che il cinghiale è capace di diffondersi con facilità negli allevamenti suini. I capi ammalati presentano sintomi come barcollamento, emorragia, febbre, perdita di appetito ed energia, macchie cutanee, problemi respiratori, diarrea e vomito sanguinante. Le lesioni emorragiche degli organi interni portano il capo contagiato alla morte. Il suino infetto rilascia notevoli quantità di virus in feci e urine, altamente pericolose specie quando contengono tracce di sangue. Non ci sono cure né vaccini efficaci. I rimedi consistono quindi in misure di eradicazione tramite la diagnosi precoce, l'abbattimento di tutti i capi infetti, o sospetti tali, e disinfestazioni che tengano conto di un altro vettore da non dimenticare: le zecche. I capi che riescono a superare la malattia spesso vanno incontro a un’apparente guarigione, che in occasione di fattori stressanti degenera nella riacutizzazione della patologia e nella nuova eliminazione di virus nell’ambiente, con conseguente rischio di contagio.

Recenti sviluppi in Europa

Confinata in Africa e in alcune zone della Sardegna, la peste suina è sbarcata nel 2007 in Georgia per poi diffondersi fino alla Romania e allargarsi in Polonia e in Paesi circostanti. Dal 2014 la Russia ha previsto l’embargo all’importazione di maiali vivi, carne suina e prodotti trasformati da tutta Europa, innescando un contenzioso con l’Ue per il presunto eccessivo allarmismo della autorità di Mosca o la sottovalutazione del problema, a seconda dei punti di vista. Nei mesi scorsi ha fatto scalpore il progetto del Governo danese, già finanziato e in fase di realizzazione, di innalzare un muretto anti-cinghiali (http://www.agrifoodtoday.it/notizie/peste-suina-muro-danimarca-germania.html ) al confine con la Germania per fare fronte ad eventuali rischi di focolaio, che non si sono ancora presentati nella Federazione tedesca. 

Contromisure della Commissione

La Direzione generale per la Salute e la Sicurezza del cibo della Commissione ha messo a punto un pacchetto di contromisure volte a circoscrivere la malattia nelle zone dei focolai, disponendo il divieto di trasporto dei maiali all’interno delle stesse. Tra le pratiche più raccomandate alle autorità sanitarie nazionali vi sono anche le attività di ricerca di carcasse di cinghiali selvatici infetti, che potrebbero costituire un rischioso vettore di contagio della malattia letale per gli animali.  Nel 2016 l’Ue ha prodotto il 20% delle carni suine consumate a livello mondiale. Il 17,6% delle produzioni continentali sono destinate all’esportazione fuori dall’Europa. L’eventuale diffusione della malattia potrebbe portare all’imposizione di blocchi commerciali, e dunque a perdite economiche per l’intero comparto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • "Provocano autismo", Ue vieta 2 pesticidi. Ma governo e Lega: "Servono contro cimice asiatica"

  • "La transumanza sia patrimonio dell'umanità Unesco"

  • Unesco: “La transumanza è patrimonio culturale dell’umanità”

  • L'italiana Nuova Castelli ai francesi di Lactalis: ok dell'Ue

  • “Violenze sugli indigeni e foreste in fiamme”, sotto accusa la soia brasiliana venduta in tutta l’Ue

  • Da dove proviene il cibo che mangiamo? Italia e Francia chiedono a Ue più chiarezza

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento