Peste suina, la Danimarca propone un muro anti-cinghiali con la Germania 

La barriera terrà lontani i suini tedeschi (non infetti) dai maiali danesi. Gli esperti: non serve a niente, i cinghiali sanno nuotare. Intanto, l’epidemia dilaga nel Vecchio Continente e minaccia i paesi asiatici

La Danimarca spenderà 11 milioni di euro per costruire una recinzione di 68 km al confine con la Germania. Il governo di Copenhagen ha incassato lo scorso giugno l’approvazione in Parlamento del progetto con un consenso trasversale che ha coinvolto dai nazionalisti del Dansk Folkeparti ai socialdemocratici, passando per i liberali che guidano l’esecutivo. Con una popolazione inferiore ai 6 milioni di abitanti, la Danimarca è l’unico paese d’Europa in cui i suini sono più numerosi delle persone. I 5mila allevamenti danesi vendono oltre 28 milioni di maiali l’anno, con un volume d’affari che pesa la metà di tutte le esportazioni agroalimentari del paese.

Polemiche sull’utilità

Il muretto, alto un metro e mezzo e spesso 50 centimetri, servirebbe a contenere le possibilità di contagio della peste suina africana, patologia virale che sta decimando gli allevamenti di maiali in molti paesi dell’Est Europa, ma la cui presenza non è ancora stata accertata in Germania. Molti esperti hanno espresso i loro dubbi sull’utilità dell’opera: oltre all’assenza di un attuale pericolo di contagio, il governo danese non avrebbe tenuto conto del fatto che i cinghiali sanno nuotare. L’acquaticità dei suini selvatici non è un particolare da sottovalutare, se si pensa ai vari fiumi sul confine che si conclude nella parte più orientale con il fiordo di Flensburgo, facile da attraversare.

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La minaccia della peste suina

Mentre la Danimarca corre ai ripari della sua produzione di carni con una misura controversa e, secondo alcuni, dal sapore propagandista, in altre zone d’Europa la peste suina porta a provvedimenti ben più drastici. Gli abbattimenti di capi sono diventati la normalità in molte zone della Polonia e della Romania. Nei giorni scorsi la Fao, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l’agricoltura, ha lanciato l’allarme sulla rapida diffusione del virus nel continente asiatico e, in particolare, in Cina. Anche se il valore commerciale delle carni cinesi è inferiore a quello europeo, la Cina conta una popolazione di circa 500 milioni di suini, ovvero la metà dei maiali allevati in tutto il pianeta. L’assenza di un vaccino efficace per proteggere i capi preoccupa molto i governi dei paesi esportatori, da Copenhagen a Pechino.

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