"Coronavirus, basta file inutili e pericolose davanti ai supermercati”

Spesa ‘da guerra’ per milioni di italiani. Acquisti di latte e uova aumentano del +50%, pasta del +59% e caffè +17%. Una famiglia su tre fa provviste ogni 72 ore. Coldiretti: “Comportamento irrazionale”

Quattro famiglie italiane su dieci hanno fatto scorte di cibo e bevande per paura di non trovare più nulla sugli scaffali o di rimanere bloccate in casa. È quanto emerge da un’indagine dell’associazione di rappresentanza Coldiretti, condotta assieme all’Istituto Ixè. Ma a fronte dell’alto numero di famiglie che hanno deciso di fare provviste - si legge nello studio - circa il 30% della popolazione italiana non lascia passare neanche tre giorni tra una spesa e l’altra. 

La denuncia 

Un comportamento “irrazionale”, denunciano i rappresentanti degli agricoltori, dal momento che i negozi di prodotti alimentari non hanno subito restrizioni di apertura. E che “oltre a costringere a pericolose file – si legge in una nota – mette sotto pressione il lavoro di oltre tre milioni di italiani ai quali è stato richiesto di continuare ad operare nella filiera alimentare”.

La spesa da guerra

Dall’indagine emerge anche che gli italiani hanno fatto scorte di prodotti alimentari e bevande per paura di non trovare niente sugli scaffali, accumulando in questo modo nelle dispense di casa pacchi di pasta (+59%), riso e cereali (+26%), ma anche latte Uht (+47%), formaggi, frutta e verdura (+17%), carne e pesce (+14%), salumi e insaccati (+22%), vino e birra (5%).

La filiera a lavoro

Il ringraziamento di Coldiretti va alla filiera agroalimentare. “Una realtà che allargata dai campi agli scaffali vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil - si legge nella nota - grazie al lavoro tra gli altri di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000)”, ricorda il presidente Ettore Prandini. Inutile quindi creare lunghe file inutili e pericolose davanti ai negozi alimentari.  

Il valore strategico del cibo

“L’emergenza coronavirus che ha ridotto gli scambi commerciali, per la chiusura delle frontiere e le difficoltà nei trasporti, ha provocato il balzo nelle quotazione delle materie prime agricole a livello internazionale facendo emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza”, fa notare Prandini. Una situazione dalla quale il Belpaese "ne potrà trarre certamente beneficio, ma occorre invertire la tendenza del passato a sottovalutare il potenziale agricolo nazionale", spiegano i rappresentanti dei coltivatori.

L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono delle campagne "provocati da un modello di sviluppo sbagliato - sostiene la Coldiretti - che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari". "Oggi in Italia gli agricoltori devono vendere ben 5 chili di grano tenero per potersi pagare un caffè ma con una giusta remunerazione l’Italia può ulteriormente aumentare la produzione per diventare addirittura autosufficiente in molti settori”, continua la nota.

Salvare la spesa Made in Italy 

Insieme alle maggiori catene della grande distribuzione commerciale (Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga e tante altre), la Coldiretti e la Filiera Italiana hanno unito gli sforzi per salvare il Made in Italy garantendo “la regolarità delle forniture alimentari agli italiani  e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole”, dice. È questo, spiega la Coldiretti, “il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani”.“Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche - conclude l'associazione di rappresentanza - di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo”. 

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