Mangiare troppo sale fa male al cervello, sotto accusa i cibi pronti

Secondo uno studio Usa, ma a guida italiana, il sodio in eccesso puo' favorire il decadimento cognitivo negli animali. Il 60% di quello consumato dall'uomo proviene dagli alimenti processati

Che il sale faccia male alla pressione lo si sa da tempo. Che rischi di compromettere il cervello, favorendo il declino congnitivo, è un'ipotesi che la scienza sta studiando e che ha trovato una prima conferenza in uno studio pubblicato su 'Nature' e condotto dal team dello scienziato italiano 'trapiantato' in Usa Costantino Iadecola, del Weill Cornell Medical College di New York.

Il rischio demenza

Secondo la ricerca, condotta sui topi, una dieta estremamente salata puo' provocare nei topi l'accumulo di tau modificata, una proteina associata a condizioni che causano demenza, fra cui l'Alzheimer. Una scoperta preoccupante, anche se "sono necessarie ulteriori ricerche per capire se i risultati possono essere validi anche nell'uomo", avvertono i ricercatori. Se ultimamente si sono moltiplicati gli allarmi relativi all'effetto dello zucchero, anche l'eccessivo consumo di sale  è stato collegato dai medici al deterioramento cognitivo, ed è un fattore di rischio per la demenza.

In particolare, i topi nutriti con una dieta ricca di sale (8-16 volte superiore a una normale) erano meno abili nel riconoscere nuovi oggetti e hanno faticato molto a eseguire un test del labirinto. Gli autori spiegano come un'elevata assunzione di sale riduca la sintesi di ossido nitrico, il che porta all'attivazione di un enzima (CDK5) coinvolto nella fosforilazione della proteina tau. La buona notizia è che il deterioramento cognitivo è stato invertito nei topi, ripristinando la produzione di ossido nitrico. Gli scienziati precisano che la dieta ad alto contenuto di sale somministrata agli animali superava di parecchio i livelli consigliati nell'uomo (3-5 volte il livello raccomandato di 4-5 grammi al giorno). Tuttavia, i risultati identificano un percorso prima sconosciuto che collega abitudini alimentari e salute cognitiva. "Il che - concludono gli autori - suggerisce che evitare diete" troppo saporite "può preservare la funzione cognitiva".

Il sale nascosto

Il problema, secondo Iadecola, non sta nel sale aggiunto, per esempio, quando si condisce un'insalata, ma in quello 'nascosto' nei cibi processati: il 60-70% di sodio consumato, infatti, proviene proprio da questi alimenti. Ma di quanto sale ha bisogno l'uomo? "Nei tempi preistorici il consumo era 20 volte più basso rispetto ai valori attualmente raccomandati - sottolinea Iadecola intervistato dall'AdnKronos - ovvero 3-4 grammi al giorno. Noi abbiamo nutrito per tutta la vita i topolini con dosaggi 8-16 volte più alti del normale, livelli analoghi a quelli che si consumavano in Giappone negli anni '60, ovvero circa 30 grammi al dì".

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Il consiglio, dunque, è di stare al di sotto di qusta soglia. Per farlo, l'esperto suggerisce di "cucinare il più possibile da sé, usando ingredienti singoli e non miscele già pronte: non è difficile, ci vuole mezz'ora per preparare un buon piatto di pasta a casa", assicura. 

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