Frutta, l'export del made in Italy arranca. E il settore chiede aiuto all'Ue

In Paesi come Giappone, Vietnam, Israele, Colombia e Cina permangono barriere all'ingresso per mele, pere e kiwi. Mancano gli accordi bilaterali. E un miglior uso dei fondi europei per la promozione all'estero

"Se le esportazioni italiane di ortofrutta fresca sono in calo è perché è ancora troppo lunga la lista dei paesi extra Ue in cui non abbiamo possibilità di accesso: Giappone, Vietnam, Israele, Colombia, Cina sono solo alcuni degli Stati in cui permangono barriere all'ingresso per mele, pere, kiwi e altre referenze ortofrutticole nelle quali l'Italia vanta una leadership produttiva e qualitativa". A denunciarlo il coordinatore ortofrutta di Alleanza Cooperative Agroalimentari, Davide Vernocchi, a margine dell'inaugurazione oggi a Berlino della Fruitlogistica, la fiera internazionale dell'ortofrutta. Lo scrive l'agenzia Dire.

Le difficoltà fuori dall'Ue

"Quest'appuntamento è anche un'occasione importante per invitare il nostro Ministero a seguire con ancora maggiore convinzione i negoziati attualmente in corso per l'apertura di nuovi mercati. Abbiamo produzioni ortofrutticole in cui l'Italia vanta indiscutibili primati sul piano anche della qualità ma nei prossimi anni, anche a causa dei nuovi investimenti registrati in certi Paesi, rischiamo surplus produttivi a livello comunitario - prosegue Vernocchi - ed al tempo stesso scontiamo purtroppo enormi difficoltà a trovare destinazioni alternative per le nostre vendite oltre i confini europei".

Un esempio emblematico è quello delle mele, sottolinea Alleanza Cooperative, "dalla chiusura del mercato russo nell'estate del 2014, nessun nuovo mercato è stato aperto per le mele italiane. L'ultimo mercato per il quale le autorità italiane hanno negoziato l'accesso attraverso un protocollo bilaterale sono stati gli Stati Uniti, ormai nel lontano 2013. Nonostante gli operatori stiano lavorando con impegno assieme all'amministrazione nazionale alla creazione di nuovi sbocchi in Vietnam, Taiwan e Thailandia, purtroppo è ancora praticamente tutto fermo. E lo stessa situazione si riscontra anche nell'export del kiwi, che attende da anni un sospirato via libera per l'avvio della commercializzazione in mercati potenzialmente assai interessanti, come Giappone, Israele, Vietnam o Colombia".

La quota di esportazioni extra Ue del kiwi è attualmente solo il 32% del totale. Non va meglio per le mele, il cui export è per la metà quasi assorbito dalla Germania: i volumi inviati verso i Paesi Extra-UE28 nel complesso occupano circa il 21% del valore complessivo delle esportazioni di mele, mentre le ultime rivelazioni Istat confermano la perdita di quote di mercato per l'Italia in tutto il Nord Africa e nel Medio Oriente, a seguito del perdurare di ostacoli tariffari o cause geopolitiche.

Sfruttare i fondi europei

Nel lavoro di apertura di nuovi sbocchi commerciali pesa, secondo il coordinatore ortofrutticolo "la mancanza di reciprocità, vale a dire che per l'esportazione fuori dall'Ue i singoli Stati membri devono portare avanti negoziati bilaterali per ogni specifico prodotto, al contrario gli Stati extra Ue che vogliono importare nel mercato Ue devono negoziare le condizioni di accesso un'unica volta (non 28), direttamente con Bruxelles". Per supportare le imprese nel loro tentativo di accrescere le quote di mercato nei paesi extra-Ue, costituiscono certamente "un valido supporto" secondo Vernocchi i fondi comunitari stanziati per finanziare progetti di promozione verso i paesi extra-Ue, anche se sarebbe auspicabile "che si superassero alcune incertezze di natura burocratica a livello nazionale che spesso ostacolano o ritardano l'esecuzione dei progetti da parte dei soggetti aggiudicatari".

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