Olio tunisino, Ue smentisce Lega e M5s: "Da import a dazi zero impatto modesto su mercato interno"

Gli eurodeputati 5 stelle e del Carroccio avevano contestato la misura varata nel 2016 e nel 2017 per aiutare il Paese africano colpito da una serie di attentati terroristici

"Il contingente tariffario a dazio zero per l'olio di oliva previsto dall'Accordo di associazione tra Ue e Tunisia ha un impatto modesto sulla situazione del mercato" interno dell'Unione. Lo scrive la Commissione europea rispondendo a una serie di interrogazioni presentate dagli eurodeputati della Lega e del Movimento 5 stellle contro l'ipotesi di un ulteriore allargamento della quota agevolata di olio d'oliva importata in Europa dalla Tunisia.

A oggi, scrive Bruxelles, "le ultime cinque campagne di esportazioni tunisine totali di olio di oliva destinate all'Ue" hanno raggiunto "il 4,8 % della produzione media dell'Ue dello stesso periodo". Ma nel mirino del Carroccio e dei 5 stelle era finita soprattutto la decisione dell'Ue di concedere al Paese africano una ulteriore quota di 35mila tonnellate annue senza dazi da esportare sul mercato europeo tra il 2016 e il 2017. Una misura presa per aiutare il governo di Tunisi a far fronte ai contraccolpi economici, soprattutto nel settore turistico, dovuti agli attentati terroristici al museo del Bardo e a un resort. La misura straordinaria si è chiusa a fine 2017, ma il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nell'aprile scorso, aveva ventilato l'ipotesi si un nuovo allargamento della quota. Attirandosi gli attacchi di Lega e M5s.

"Questa misura ha danneggiato il settore olivicolo italiano - dice l'eurodeputata 5 stelle Rosa D'Amato - Un settore che vive da anni una crisi da cui fa fatica a uscire. Capisco le ragioni umanitarie, ma non possiamo trasformare la cooperazione in una guerra tra poveri. Non fa bene a nessuno, né all’Italia, né alla Tunisia". Bruxelles, dal canto suo, ha chiarito che l'ipotesi resta tale al momento. E che se si trasformerà in una proposta saranno poi il Parlamento europeo e il Consiglio Ue (ossia anche il governo Conte) a dover decidere se vararla o meno.

Del resto, quando si parla di accordi con la Tunisia, non c'è solo l'olio d'oliva in mezzo: il Paese, infatti, è uno dei pochi Stati africani in via di sviluppo che coopera attivamente e proficuamente con l'Ue per la gestione dei flussi di migranti e la lotta agli scafisti. 

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