“Ue promuova mense pubbliche sostenibili. E adotti una politica alimentare comune"

Gestione settoriale e obiettivi in conflitto: un rapporto fa le pulci alla Pac. La proposta dell'Ipes: “Creare domanda interna di prodotti rispettosi dell'ambiente per scuole e ospedali"

Obiettivi in conflitto, politiche settoriali e decisioni in contraddizione con le finalità stabilite. Sono tanti i punti di debolezza della Politica agricola comune, a detta dei membri di Ipes-Food (Gruppo internazionale di esperti per i sistemi alimentari sostenibili). I 27 tra scienziati ambientali, economisti, nutrizionisti, agronomi, sociologi, ed esponenti della società civile hanno stilato un dettagliato rapporto per spiegare le incongruenze di un sistema che “non ha gli strumenti né il mandato per poter mettere in atto una riforma dei sistemi alimentari”, sottolinea Francesco Ajena, consigliere per le politiche europee del panel di esperti. 

Quello che servirebbe, sostengono i membri di Ipes, è una politica alimentare comune, che, come spiega il rapporto, riunirebbe sotto un unico “cappello” le varie politiche nell’ambito della produzione, trasformazione, distribuzione e consumo alimentare “canalizzando tutte le azioni verso un obiettivo di transizione sostenibile”. Il tutto per completare la Pac tradizionale, troppo concentrata sul perseguimento di finalità spesso contrastanti tra loro.  

La gestione dei fondi è un punto centrale delle osservazioni degli esperti. Fa discutere, ad esempio, che i pagamenti diretti vengano corrisposti sulla base degli ettari di proprietà dell’azienda agricola. “Questo incrementa il prezzo della terra in varie regioni dell’Unione europea - spiega Ajena - e rende più difficile accesso alla terra per i giovani e per le produzioni sostenibili”. Come se non bastasse, tale sistema di assegnazione spingerebbe “ad una corsa all’ingrandimento delle aziende agricole, quindi a un’industrializzazione, che spesso ha dei risultati nefasti da un punto di vista socioeconomico e ambientale”, prosegue il rappresentante di Ipes. 

Tra le proposte di Ipes c’è quella di “creare una domanda di prodotti alimentari sostenibili attraverso i bandi nei mercati pubblici, nelle scuole, negli ospedali, nelle varie mense che esistono negli Stati membri”, spiega Ajena. L’idea è quella di promuovere una domanda interna di prodotti sostenibili “per spingere ad un conversione dei sistemi agricoli”, e di usare la leva pubblica per raggiungere tale scopo.

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Un altro problema da affrontare, secondo il gruppo di esperti, è quello della carenza di meccanismi di consiglio per gli agricoltori. La mancanza di consulenti a disposizione degli agricoltori impedirebbe di “poter mettere in atto una serie di pratiche agricole che siano ambientalmente sostenibili”, sottolinea Ajena, portando l’esempio della disciplina europea sull’uso delle risorse idriche, poco rispettata dagli agricoltori perché non se ne conoscono i vantaggi. 

Il gruppo Ipes-Food chiede un ripensamento del dicastero agricolo comunitario che parta dalla radice del problema: il meccanismo decisionale delle istituzioni Ue. “L’idea di base che portiamo avanti - riassume Ajena - è che c’è la necessità di coordinare questa serie di politiche ai vari livelli che influenzano i sistemi alimentari, dalla lotta contro l’obesità alla creazione di sistemi agricoli più sostenibili e via discorrendo”. Per “superare l’approccio settoriale del policy making a livello europeo”, Ajena spiega che occorrerebbe “la costruzione di un intergruppo o gruppo informale sull’alimentazione al Parlamento europeo” oltre alla nomina in Commissione europea “di un vicepresidente per i sistemi alimentari sostenibili, che si possa occupare di connettere le varie DG [Direzioni Generali]”. 

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Si deve coinvolgere, infine, la società civile “con l’aiuto del Comitato economico e sociale europeo e vari altri attori tra i quali il settore privato e i sindacati di produttori agricoli”. La proposta dell’Ipes è quella di dar vita a un “Consiglio sulla politica alimentare sostenibile che possa funzionare come organo democratico per la riflessione e informare il processo di formazione della politica alimentare comune”. "Per combattere il cambiamento climatico, arrestare la perdita di biodiversità, ridurre l'obesità e rendere l'agricoltura redditizia per le generazioni future - conclude Ajena - abbiamo un urgente bisogno di adottare un approccio olistico e mettere in atto una transizione verso un sistema alimentare sostenibile".

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