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Foto Ansa EPA/FILIP SINGER

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In Spagna tornano i bisonti selvatici, e potrebbero aiutare a fermare gli incendi estivi

In Europa questi animali si erano estinti nel 1919, ora ce ne sono novemila, discendenti da soli 12 esemplari che erano stati tenuti in cattività e che sono stati lentamente reintrodotti in natura

Mangiano e poi si riposano, poi mangiano e poi si riposano di nuovo. Questo è quello che il bisonte europeo selvatico fa per tutto il corso della sua giornata. Ma secondo gli ambientalisti, proprio queste sue abitudini potrebbero aiutare la Spagna a limitare i grandi incendi estivi, che negli ultimi 10 anni hanno distrutto circa 741mila ettari di foresta, ripulendo il sottobosco e limitanto il rischio che prenda fuoco.

Il problema degli incendi

Secondo le stime del governo spagnolo, solo lo scorso anno il fuoco ha consumato 45mila ettari, l’anno prima circa 60mila. Questi sono segnali che indicano che, come in California e in Australia, gli incendi stanno diventando sempre più frequenti e intensi. “Ad alimentare questa tendenza ci sono il problema del cambiamento climatico e quello spopolamento rurale” afferma Mónica Parilla, responsabile della campagna di Greenpeace contro gli incendi boschivi. Come spiega il Guardian, contemporaneamente, un calo di allevamenti di pecore sta lasciando il Paese senza un grande erbivoro, utile per ripulire il sottobosco che alimenta le fiamme.

Il ruolo del bisonte

È qui che scende in capo il bisonte europeo selvatico. Diecimila anni fa in Spagna fu spinto all’estinzione, ma ora gli esemplari della specie sono destinati ad aumentare grazie a uno specifico programma di reintroduzione. Secondo Fernando Morán, veterinario e direttore del Centro europeo di conservazione dei bisonti, “questo animale è un potatore vivente”. Questo mammifero può arrivare a pesare fino a 1000 chili e riesce a mangiare circa 30 chili al giorno di vegetazione, composta per il 30 per cento da fibre di legno e per il restante 70 da germogli e foglie. "Il bisonte europeo fornisce biodiversità immediata", ha affermato Morán, aggiungendo che in questo modo l’animale "riesce ad aprire le parti più fitte della foresta, permettendo alla luce di entrare e far cresce l'erba invece che sottobosco”. Secondo il veterinario questo “riduce il rischio di incendio e, a sua volta, avvantaggia numerose specie fornendo loro più cibo e libertà di movimento". Morán ha detto che gli ingegneri forestali sono rimasti colpiti dal primo progetto iniziato nel 2010, quando sette esemplari furono liberati in 20 ettari di foresta di querce. Si resero conto che questi animali stavano facendo i lavori forestali, tagliando il sottobosco. “Il disboscamento di questo tipo costa circa 3mila euro per ettaro e il bisonte lo fa gratuitamente” ha affermato Morán.

La reintroduzione

Fossili e pitture rupestri indicano che questa specie ha vagato nella penisola iberica per circa 1,2 milioni di anni prima dell’estinzione. Questi animali hanno vissuto in tutta Europa fino a quando gli ultimi esemplari selvatici furono uccisi in Polonia nel 1919 e in Russia nel 1927. Ne sopravvissero circa 50 in cattività e quasi tutti i 9mila bisonti europei ora viventi discendono da appena 12 di questi. Ci sono 18 centri che allevano questi mammiferi in Spagna e negli ultimi 10 anni il loro numero è passato da 22 a 150. Il lavoro di queste strutture non riceve alcun sostegno governativo ed è finanziato da donazioni e volontari. Essendo estinti da così tanto tempo, i bisonti non sono riconosciuti dalle autorità spagnole come specie in via di estinzione e quindi non ci sono finanziamenti disponibili. “Questo è il caso di tutta l'Ue”, afferma Morán, “tranne in Polonia e Romania, che sono gli unici Paesi comunitari ad avere un programma sponsorizzato dallo Stato”.

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