“L'agricoltura in montagna non sempre è ecologica”, Ue contro i fondi ‘verdi’ alle aree rurali

Gli Stati vogliono continuare a contare le risorse alle aree sottoposte a vincoli naturali come parte degli sforzi per il contrasto del cambiamento climatico. Ma gli ambientalisti attaccano: "Caso di scuola di greenwashing"

Photo by nino magnolia form PxHere

Trovato il consenso Ue sull’aumento delle risorse agricole per la tutela dell’ambiente resta da decidere cosa voglia dire veramente proteggere il Pianeta e invertire la rotta sulle emissioni di gas serra. Il dilemma coinvolge direttamente gli agricoltori di montagna o delle zone soggette a vincoli naturali e per questo destinatari di fondi europei ad hoc. Queste risorse, meglio note con l’acronimo inglese ANCs (Areas of Natural Constraints scheme), vengono oggi conteggiate come ‘verdi’ e fanno dunque parte dei contributi europei per la lotta al riscaldamento globale. Una classificazione che viene oggi contestata dalla stessa Commissione europea. 

La posizione della Commissione

Il commissario europeo all’Agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski, si è esposto pubblicamente sia in Consiglio (dove sono rappresentati i Governi nazionali) che in Parlamento per far notare che nel conteggio dei fondi ‘verdi’ non dovrebbero rientrare anche le risorse destinate ai contadini di montagna. Continuare a versare pagamenti in aree soggette a vincoli naturali come finanziamenti ambientali “sarebbe un passo indietro rispetto alla situazione attuale”, ha detto ai ministri dell’Agricoltura durante una riunione nel mese di ottobre. Lo stesso concetto è stato ribadito in Parlamento. “Dobbiamo essere seri riguardo alla nuova ambizione ambientale della Pac (politica agricola comune, ndr)”, ha detto agli eurodeputati. Ciò significa contare come fondi ‘verdi’ “solo i pagamenti per gli agricoltori o altri beneficiari che fanno di più per l'ambiente rispetto alla semplice conformità agli obblighi di base”. “E questo non è il caso dei pagamenti ANCs”, ha precisato Wojciechowski. Fonti Ue citate da diversi giornali internazionali ammettono che i pagamenti di questo tipo vengono assegnati agli agricoltori non perché fanno qualcosa per l’ambiente, ma per garantire la sola sostenibilità economica della loro attività agricola in aree svantaggiate. Di qui la volontà dell’esecutivo Ue di non contare i fondi ANCs nel computo generale dei fondi per il contrasto al cambiamento climatico che, secondo la proposta di riforma votata dal Parlamento europeo, dovrebbero ammontare al 35% dell’intero bilancio della Pac. 

Ambientalisti d'accordo con Bruxelles

A sostenere la posizione della Commissione sono gli ambientalisti. Contare i fondi all’agricoltura di montagna come risorse ‘verdi’ “è un esempio scolastico del greenwashing”, ha affermato Marco Contiero, direttore della politica agricola di Greenpeace Ue. Secondo le associazioni a difesa dell’ecosistema, questo tipo di fondi non portano ad alcun miglioramento dell’attuale situazione ambientale. 

Il contrattacco dei Governi nazionali

Ma i Governi nazionali non sono d’accordo e “temono la fine di un trucco contabile che ha permesso loro di limitare gli sforzi ambientali in altre aree”, scrive la testata online Politico. Di qui la decisione del Consiglio di respingere le richieste della Commissione e degli ambientalisti e aprire i negoziati inter-istituzionali per concordare il testo finale della riforma non prima di aver modificato la proposta della Commissione, ripristinando l'etichetta 'verde' sui pagamenti ANCs. Francia e Spagna hanno guidato il fronte a favore dello status quo come testimoniato da una dichiarazione congiunta pubblicata lo scorso settembre. Non a caso, i due Paesi registrano tra i più alti budget per lo sviluppo rurale e di qui la necessità di classificare come ‘verdi’ il più alto numero possibile di fondi Ue, in modo da raggiungere più facilmente l’obiettivo di un terzo delle risorse stanziate a favore della lotta al cambiamento climatico.

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