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Domenica, 29 Maggio 2022
Ambiente&Clima

I piccoli agricoltori: "Non ci servono i crediti di carbonio, ma prezzi più equi"

Per il coordinamento Via Campesina solo il modello resiliente dell'agroecologia garantisce sostenibilità e sicurezza alimentare. Critiche alla Pac e al sistema del “carbon farming”

Solo finanziando l'agroecologia l'Ue otterrà una vera transizione sostenibile nel settore alimentare, e ai piccoli agricoltori servono prezzi uqui per i loro prodotti, non politiche ambientali che li ripaghino in crediti di carbonio, come proposto . Questa la visione del Coordinamento europeo della Via Campesina (Ecvc), un'associazione che rappresenta piccoli agricoltori e i lavoratori rurali in Europa. L'agroecologia consiste nell'applicazione di principi ecologici alla produzione di alimenti, carburante, fibre e farmaci nonché alla gestione dei sistemi rurali. “L'agroecologia, un modello di agricoltura diversificata, rappresenta ancora la maggioranza delle aziende agricole in gran parte dei territori europei”, ha spiegato Morgan Ody, giovane agricoltrice francese e aderente all'Ecvc, durante la riunione sui "Sistemi agroalimentari resilienti dell'Ue: il punto di vista degli agricoltori”.

Ody, in collegamento dalla Bretagna, ha sottolineato: “Abbiamo ancora un numero molto grande di piccole e medie aziende dove gli agricoltori sono stati in grado di mantenere il loro know-how, il sostegno reciproco e un'impressionante capacità di innovazione”. La stessa Direzione generale per l'agricoltura ha ammesso che le fattorie che applicano l'agroecologia si sono dimostrate più resilienti di altre strutture, anche nel corso di crisi come quella pandemica. Morgan Ody a tal proposito ha chiarito che gli agricoltori come lei “non dipendono da input che vengono da lontano”, ma da quello che ognuno produce nella propria fattoria e dalle relazioni con gli agricoltori vicini, improntate alla collaborazione e al sostegno reciproco.

Il coordinamento di Via Campesina ribadisce da tempo le sue critiche e proposte alle istituzioni europee. L'Ue è accusata di finanziare ancora in modo massiccio l'agroindustria, gli allevamenti intensivi nonché le speculazioni finanziarie, anziché promuovere piccoli e medi agricoltori. Secondo i calcoli della rete rurale, i dieci milioni di piccole e medie aziende agricole europee rappresentano un'opportunità per il continente, dato che sarebbero capaci di nutrire 530 milioni di persone fino al 2050, se adeguatamente finanziate.

Il coordinamento chiede da tempo alle istituzioni dell'Ue di garantire prezzi e redditi più alti per gli agricoltori, un'efficace regolamentazione del mercato, limiti all'agricoltura e all'allevamento industriale, nonché un blocco a fondi speculativi. Gli obiettivi delineati nella strategia Farm to Fork e nel Green Deal imporrebbero all'Ue di sfruttare il potenziale dell'agroecologia, ma la rotta tracciata sembrerebbe diversa, con la nuova Pac, approvata di recente, che lega gran parte dei sussidi al numero di ettari aziendali.

Inoltre, il coordinamento ha espresso preoccupazioni su una recente comunicazione trapelata riguardo il piano per il "carbon farming". Secondo Via Campesina, la Commissione non avrebbe preso in considerazione nella tabella di marcia le proposte degli agricoltori di piccola e media scala. In una lettera indirizzata a Frans Timmermans, Commissario europeo per il clima, il coordinamento ha ricordato che gli agricoltori non sono “venditori di crediti di carbonio”, ma la loro funzione primaria resta quella di produrre alimenti. “Gli agricoltori devono essere remunerati per il loro lavoro di produzione di cibo e non per la gestione del carbonio. Non vogliamo essere pagati attraverso i crediti di carbonio, chiediamo invece prezzi equi per i prodotti agricoli che vendiamo”, hanno sottolineato i membri del coordinamento.

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